Strage in famiglia: uccise due donne e una bimba di 3 anni

Stradella (Pavia)Strage tra albanesi alla periferia di Stradella, nel Pavese, ieri pomeriggio. Uccise, al secondo piano del civico 9 di uno stabile di via Buozzi, tre donne: Rina Melyshi, 24 anni, la figlioletta di tre anni e la sorella della madre Ornela Ndoj, 19 anni. I militari della locale compagnia stanno cercando di stabilire chi sia il responsabile così come il movente, anche se vicini di casa e parenti raccontano di una e dell’altra cosa. A colpire, secondo un cugino che abita due palazzi più in là, ma anche in base alle prime ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe stato il cognato di Rina, impegnata ogni giorno come domestica in casa di italiani, Alfred Melyshi, 24 anni, che ai carabinieri in serata avrebbe detto «Sono stato io». Mentre il marito di Rina, camionista, Anton Melyshi, torna a casa un’ora e mezzo dopo i fatti, a strage compiuta, e si dispera.
Sono le 13 di ieri quanto Alfred, che risulta fosse fidanzato con Ornela, modella a Milano, con le tre donne si siede a pranzo a casa di Anton. Tutto fila liscio fino alle 15. È a questo punto che una vicina di casa spiegherà di aver sentito urla continue, e diverse, provenire per parecchio tempo da quella casa. Mezz’ora di urla. Poco dopo si colloca la carneficina e il 118 di Pavia viene avvisato di quanto accaduto alle 16.05. In strada appena davanti al cancello della casa, trovano Alfred ferito, che non si regge in piedi: verrà poi operato nel vicino ospedale per un fendente che gli ha trapassato il polmone e che risulta si sarebbe autoinferto dopo la strage che avrebbe condotto personalmente con 2 coltelli, trovati, poi, in due stanze diverse. Inizialmente gli inquirenti pensano, invece, a una faida tra famiglie albanesi. Solo due giorni fa, infatti, erano stati esplosi colpi di pistola contro il balcone e la finestra teatro della strage. Per questa vicenda erano stati identificati e denunciati due giovani albanesi di 31 e 26 anni. Ma intorno alle 18 il capitano Francesco Spera di Stradella dà ordine ai suoi uomini di interrogare chiunque possa sapere qualcosa tra primi intervenuti, amici, vicini di casa. Appena prima, Anton viene portato via da un’auto dei carabinieri, per essere interrogato: e pare che anche lui abbia fornito materiale su cui i militari stanno lavorando.
Il presunto assassino che avrebbe anche fatto le prime ammissioni è piantonato in ospedale. Vicini di casa albanesi, in Italia da quindici anni, sono stati poi invitati in caserma a Stradella per riferire quanto a loro conoscenza. I militari chiedono a loro di aiutarli a comprendere le dinamiche nella comunità albanese. Sul posto anche il sindaco Pierangelo Lombardi che non ne ha fatto segreto: «Alcuni componenti di quella famiglia si rivolgevano, ogni tanto, ai nostri servizi sociali».