Strage familiare, un sospetto da 250mila euro

Antonello Lupis

da Decollatura (Catanzaro)

Potrebbero, a breve, esserci importanti sviluppi investigativi sulla strage di Caraffa, costata, appunto, la vita a un'intera famiglia, marito, moglie e due figli, tutti di Decollatura, centro montano della Presila Catanzarese. A uccidere con ferocia e determinazione l'infermiere Camillo Pane, 49 anni, la moglie casalinga Annamaria, di 44 anni, e i figli Eugenio, 22 anni, studente di medicina all'Università di Catanzaro, e Maria, 17 anni, studentessa del liceo scientifico di Decollatura, almeno due killer armati di pistole. Nove i colpi di revolver esplosi dai sicari di cui cinque nelle rispettive nuche delle vittime. Una orribile e agghiacciante esecuzione.
Col passare delle ore si rafforza sempre più l'ipotesi di una vendetta familiare collegata magari a contrasti di interesse o di natura economica. S’indaga sulla famiglia. La sorella di Camillo Pane e il suo ex marito, un marocchino di 33 anni, sono stati interrogati a lungo. Pane accusava infatti il cognato Ahmed (anche se in paese lo conoscono come Massimo) di stare con la sorella, di 23 anni più grande di lui, solo per soldi. La donna percepisce una pensione d’invalidità di mille euro al mese ed è in attesa di un premio assicurativo di circa 250mila euro. Massimo da un po’ di tempo convive con un’altra donna, ma la famiglia Pane aveva chiesto la semiinterdizione di Irma. E a maggio davanti al tribunale di Lamezia Terme si svolgerà l’udienza. I sette fratelli, tra cui Camillo Pane, avevano chiesto la nomina di un curatore per il patrimonio della donna. Da qui i sospetti sul giovane marocchino.
L'extracomunitario non risulta, al momento, né sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, né indagato. L'uomo, infatti, è stato a lungo interrogato solo in qualità «di persona informata dei fatti».
Intanto, gli investigatori dei carabinieri e della polizia di stato stanno controllando, attraverso la verifica del traffico telefonico sui tre cellulari trovati addosso alle vittime, gli ultimi contatti avuti da Camillo Pane e dai suoi familiari. Gli investigatori, inoltre, hanno perquisito a Decollatura l'abitazione a due piani della famiglia Pane, sequestrando vari documenti e altro materiale. La villetta è stata in seguito posta sotto sequestro.
Nella tarda mattinata di ieri nei locali della procura della Repubblica di Catanzaro s'è svolto un vertice tra gli inquirenti presieduto dal sostituto procuratore Salvatore Curcio, titolare dell'inchiesta. Nel corso del summit investigativo - secondo quanto trapelato - diverse tessere del mosaico avrebbero trovato la loro giusta collocazione. La soluzione del giallo potrebbe non essere lontana.
Cauto ma chiaro il commento del sostituto procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio: «Al momento non ci sono elementi concreti e in grado di indirizzare le indagini lungo una pista precisa. L'ipotesi di una vendetta personale appare più verosimile rispetto ad altre, riguardo soprattutto la personalità delle vittime, ma le modalità del fatto, tanto efferate, ci inducono a non escludere alcuna ipotesi».
Dalle dichiarazioni raccolte in paese, gli investigatori hanno appurato che la giovane diciassettenne Maria Pane nei giorni scorsi aveva detto ad alcune sue compagne che lunedì non sarebbe andata a scuola. Resta da capire con chi e perché l'intera famiglia Pane si sia recata, utilizzando la propria autovettura poi rubata dopo il massacro dai killer, nella isolata contrada di campagna di Caraffa. Sulla dinamica della strage gli investigatori dei carabinieri e gli esperti del Ris di Messina sono ormai riusciti a fare chiarezza.