Strage del K2, l’italiano: "Sfiorato dalla valanga"

Nove vittime identificate e 4 dispersi. Ma per loro non ci sono speranze. Si attende l'arrivo di Confortola al campo base: qui lo aspetta un elicottero. <strong><a href="/a.pic1?ID=280814">Diemberger</a></strong>: &quot;troppi inesperti tentano l'avventura&quot;

È una macabra conta quella che arriva dal K2: nove alpinisti morti cui se aggiungeranno almeno altri quattro, ufficialmente ancora dispersi. L’italiano Marco Confortola può considerarsi davvero un sopravvissuto. È stato lui stesso a raccontarlo. Si trovava a 8.300 metri di quota vicino a un gruppo di tredici alpinisti fermi, uno dietro l’altro, a studiare come affrontare un tratto impegnativo dopo che la caduta di un seracco aveva spazzato via le corde fisse, unica assicurazione per la discesa fino al campo 4. In quel momento un valanga staccatasi poco più in alto, sui pendii sommitali del K2, li ha travolti scaraventandone sette in mezzo alle rocce e ai ghiacci centinaia di metri più in basso. Questione di metri: l’italiano è stato sfiorato dal ghiaccio che gli ha staccato lo zaino procurandogli una forte contusione al braccio. Ma i problemi più seri riguarderebbero un principio di congelamento ai piedi: ha trascorso la notte con il capospedizione olandese, Wilco van Rooijen (anche lui salvo), in una buca. «Sto bene» ha comunque rassicurato via radio il compagno di cordata, il bresciano Roberto Manni, che dal campo base partecipa all’organizzazione dei soccorsi. Per aiutarlo sono saliti sulla montagna anche Mario Panzeri e Daniele Nardi, reduci dalla scalata del Broad Peak. Con il loro aiuto e quello dei portatori stamane Confortola proseguirà sulla via del rientro. Ad attenderlo al campo base dovrebbe esserci un elicottero per il trasporto fino ad Islamabad: il comitato Everest-K2-Cnr, in collaborazione con l’Unità di crisi della Farnesina e con l’ambasciata italiana in Pakistan, sta organizzando il trasferimento.

Primo a perdere la vita sulla montagna è stato, invece, il serbo Dren Mandic, trentaduenne. Lui è caduto sul «Collo di bottiglia», un pendio ripido di neve dura che generalmente si affronta con ramponi e piccozze. Mandic, verso le tre del mattino di venerdì scorso, si trovava nel mezzo di una coda di alpinisti che procedeva alla luce delle frontali. Ha tentato di superare uno scalatore più lento ed è scivolato. È stato visto cadere come un fantoccio e perdersi nell'abisso.

Il francese Hugues d'Aubarede, sessantunenne, ha certamente raggiunto la vetta lo stesso giorno attorno alle 19 locali, prima dunque della spedizione olandese guidata da Wilco Van Rooijen che sarebbe giunto in cima alle 20. Quando gli olandesi raggiungevano la cima Hugues stava scendendo. Probabilmente anche lui si è dovuto fermare a bivaccare nella notte tra l'1 e il 2 agosto. Cosa sia accaduto al francese lo ha raccontato un gruppo di alpinisti coreani all'italiano Mario Panzeri. Giunti al Campo Base, hanno detto che attorno alle 8 del mattino del 2 agosto una valanga si è abbattuta su sette degli alpinisti che avevano bivaccato nei pressi del traverso trascinandoli nel baratro. Hugues d'Aubareade, di cui non si hanno più notizie, potrebbe essere fra questi.