Strage di Linate, il giallo dei 39 secondi

I difensori: «È indispensabile per chiarire che cosa è accaduto»

Claudio De Carli

Oggi riprende il processo di Appello sulla strage dell’8 ottobre, ma non ci sono solo in ballo 39 secondi di vuoto nella conversazione fra il controllore di volo e il Cessna, c’è anche un processo di primo grado chiuso con le condanne di Zacchetti, Fusco, Federico e Gualano che viene rimesso fortemente in discussione. La difesa punta alla nullità del decreto che dispone il giudizio e quindi anche la sentenza di primo grado per omesso deposito del nastro originale al momento della conclusione delle indagini preliminari: «Il processo ha delle regole e una di queste è stata violata». Gli avvocati della difesa hanno quindi chiesto che venga svolta una perizia sulle registrazioni delle conversazioni intercorse quella mattina perché non hanno mai potuto visionare il nastro originale, ma solo copie su cd. Per rendere facilmente comprensibile l’ascolto, il nastro è stato pulito e la registrazione su cd riporta unicamente le conversazioni fra i controllori di volo in torre Zacchetti e Sartor, con gli aerei in procinto di decollare. In realtà il nastro originale è inciso su 64 piste audio che captano anche le linee telefoniche.
È la prima mattina di nebbia, il radar è spento, Zacchetti è un cieco che deve dare istruzioni precise e fidarsi delle conferme dei piloti. Alle h8.8’23“ il Cessna dichiara al controllore di avvicinarsi a Sierra 4, un tratto del raccordo R6 che secondo i controllori di Linate non è segnato sulla mappa in loro dotazione. Questo è il momento ritenuto fondamentale dall’accusa: Zacchetti è superficiale, non conosce Sierra 4 e non chiede informazioni, invece dovrebbe capire che il Cessna ha sbagliato manovra. Ma questo diventa un momento fondamentale anche per la difesa: non sappiamo cosa dice Zacchetti perché per 39 secondi la copia su cd è silenziosa, da quando dice al Cessna di fermarsi alla stop bar fino a quando lo istruisce per proseguire, nel frattempo comunica con un Air One, ma non dialoga con il Cessna.
Questi 39 secondi sono il grande mistero: in una situazione simile sono considerati un’enormità di tempo, lo stesso comandante Pica, consulente tecnico della Pm Celestina Gravina, ha avanzato dubbi su questo silenzio e formulato ipotesi.
Gli avvocati della difesa hanno detto che la registrazione in loro possesso non è chiara: «Il nastro originale è la prova regina», ha commentato Paolo Siniscalchi, difensore di Fusco. «È come fare un processo per omicidio con la fotografia del proiettile», ha detto Massimo Pellicciotta, difensore di Francesco Federico. Il sequestro del nastro originale avviene dopo due ore e dieci minuti dal crash, quando il Pm ordina alla Polaria di salire in torre e prelevarlo: «Nessuna ipotesi e nessun sospetto - precisa Siniscalchi -, non è facile manipolare questi nastri». «Così come questi 39 secondi di silenzio possono essere fisiologici - aggiunge Pellicciotta -, e cioè Zacchetti non aveva nient’altro da dire a nessuno. Ma i nastri non sono chiari, invece anche il tono di voce con cui sono dette certe frasi deve poter essere apprezzato».
Potrebbero rientrare nel processo nomi eccellenti: «Noi auspichiamo solo che la lettura del nastro originale - conclude Pellicciotta -, consenta di fare piena luce».
Oggi comunque il giudice della quarta sezione della corte di Appello Renato Caccamo nomina per la perizia sul nastro originale il maggiore Terlingo, ex controllore di volo.