Strage di Linate, il pg ricorre in Cassazione

Enrico Lagattolla

Le norme del codice della Navigazione attribuiscono «un generale potere di vigilanza al direttore su tutta l’attività aeroportuale, posto che costui è incardinato nell’Enac, del quale è occhio e braccio presso l’aeroporto». Così scrive il sostituto procuratore generale Salvatore Sinagra nelle motivazioni del ricorso in Cassazione contro la sentenza d’Appello per la strage di Linate (in cui, l’8 ottobre 2001, morirono 118 persone) conclusa con l’assoluzione dei funzionari dell’aviazione civile Francesco Federico (responsabile circoscrizione territoriale) e Vincenzo Fusco (direttore dell’aeroporto), e la riduzione della pena per Paolo Zacchetti (controllore di volo Enav).
Nella richiesta di un nuovo processo d’appello, Sinagra sottolinea come spettassero a Fusco «ispezioni sulle infrastrutture», e «controlli in aggiunta a quelli disposti dalla direzione centrale»: Di più, «l’unica autorità aeroportuale preposta alla vigilanza è proprio il direttore», a cui spetta «adottare i provvedimenti necessari alla salvaguardia della sicurezza». E a Fusco, in occasione della strage, viene imputata una «colpevole omissione di vigilanza». Come lui, anche Zacchetti, («venuto meno al suo dovere primario di tener conto dei riporti ricevuti per guidare l’aeromobile», anche in considerazione della «mancanza di ausili radiomagnetici»), e Federico. Colpevole, secondo il pg, di «omessa vigilanza sul sistema di sicurezza del movimento a terra degli aeromobili nell’aeroporto di Linate», e di inosservanza dell’«obbligo di vigilanza diretta». «Se ciò avesse fatto - continua Sinagra - avrebbe rilevato lo stato di degrado in cui versava il sistema Smgc (il radar di terra, ndr)». E adottare i provvedimenti necessari. Perché «ipotizzare che il controllato debba segnalare le proprie omissioni al controllore urta prima che con elementari principi organizzativi, con il senso comune».