Per la strage di Linate solo uno finirà in carcere

La quarta sezione penale della Cassazione ha confermato le cinque condanne per disastro aviatorio colposo e per omicidio plurimo colposo per l’incidente di Linate (8 ottobre 2001, 118 morti) nei confronti dell’ex amministratore delegato dell’Enav Sandro Gualano (6 anni e 6 mesi) e di altri tre imputati. Confermate anche gli sconti di pena e le due assoluzioni, che già avevano creato sconcerto fra i familiari delle vittime dopo il processo d’appello. Indignazione che ieri è riesplosa: «È una sentenza vergognosa», ha commentato Paolo Pettinaroli, presidente del comitato dei familiari delle vittime della strage di Linate.
In pratica, per effetto dell’indulto, solo Sandro Gualano appare destinato a scontare in carcere almeno una parte della pena. Per tutti gli altri condannati - come per i tre imputati minori che a suo tempo avevano scelto la strada del rito abbreviato - la pena è interamente coperta dal condono o dall’affidamento ai servizi sociali. «Volevamo ci fosse un segnale forte - sottolinea ancora Pettinaroli, che ha perso un figlio nel disastro aereo di Linate - ma ora cosa vado dire a mia nipote che ha perso il papà?».
L’8 ottobre del 2001, alle 8.10, un McDonnell Douglas Md-87, della compagnia scandinava Sas, con 104 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio, entrò in collisione in fase di decollo sulla pista di Linate con un aereo privato, un Cessna Citation diretto a Parigi. Decisiva, nel causare lo schianto, fu l’assenza del radar di terra che da tempo era stato disattivato