La strage di Madrid mette nei guai Zapatero

Verbale di polizia cambiato prima di arrivare sul tavolo del giudice

Gabriele Villa

Mente o ha mentito José Luis Rodriguez Zapatero sulla strage di Madrid dell'11 Marzo 2004, che costò la vita a 191 spagnoli? Fino a che punto lui e la sua coalizione di sinistra, che conquistarono il governo del Paese, proprio sull'onda emotiva dell'orribile attentato terroristico alle stazioni di Atocha, El Pozo e Santa Eugenia, hanno taciuto la verità sulla dinamica e sull'organizzazione della strage?
C'è un documento, anzi ci sono due documenti, uno ufficiale consegnato al giudice Juan del Olmo, incaricato di condurre l'inchiesta sull'11 marzo 2004 e l'altro, scovato dal quotidiano El Mundo, che differiscono in un particolare tutt'altro che irrilevante: in uno si ipotizzano commistioni fra l'Eta e i terroristici islamici, mentre nell'altro, quello consegnato dal governo al magistrato, le osservazioni che riguardano l'Eta sono state opportunamente depennate.
L'accusa è gravissima. Secondo El Mundo, il ministero degli Interni spagnolo avrebbe falsificato il rapporto relativo alla strage di Madrid. Vediamo di capire, dunque, che cosa è accaduto. Seguendo la ricostruzione del quotidiano iberico nel domicilio di Hasan Haski, il presunto ideatore degli attentati ai treni spagnoli dell'11 marzo 2004, la polizia rinvenne una sostanza che, sottoposta ad analisi, si rivelò acido borico. Qualcosa di più di una coincidenza, se si considera che le forze dell'ordine avevano già trovato acido borico in un appartamento di Salamanca utilizzato come base logistica dal Comando Madrid dell'Eta, l'organizzazione terrorista indipendentista basca.
I rapporti in mano al giornale spagnolo, ovvero l'originale e quello consegnato al giudice del Olmo differiscono proprio nel punto in cui i tre periti della polizia scientifica, che avevano individuato la sostanza, accennano alla possibile relazione tra le due cellule terroriste. «Ignoriamo la sua vera applicazione», scrivevano, nella versione originale in mano a El Mundo, i chimici riguardo all'acido borico, ma vista la «poca frequenza con cui questa sostanza è stata sequestrata in relazione a atti terroristici» esiste la «possibilità che l'autore/i di questi fatti siano relazionati tra di loro e/o abbiano ricevuto la stessa formazione e/o siano lo stesso/i autore/i». Peccato che nella versione del rapporto consegnata al giudice del Olmo le conclusioni a cui erano giunti i periti scompaiano, così come scompaiono le loro firme, sostituite da quella del capo del Servizio centrale di analisi scientifica della polizia, Francisco Ramirez.
Inevitabile la bufera politica che ha travolto il premier socialista e il suo governo, anche se ieri, dalla direzione della Policia Cientifica è giunta la precisazione che il documento, diffuso dal Mundo, in cui si paventavano connessioni tra terroristi islamici e l’Eta era soltanto una semplice bozza, un borrador, come si dice in Spagna, e che le considerazioni dei periti sull’uso dell’acido borico erano «pure elucubrazioni e nulla più».
Dal canto suo il ministro dell'Interno, Alfredo Perez Rubalcaba ha nettamente smentito qualsiasi falsificazione dei documenti trasmessi al giudice, ha escluso qualsiasi relazione fra Eta e la strage dell’11 marzo e ha annunciato azioni legali contro il quotidiano. Ma il Partito popolare dell’ex premier Aznar, gli ha chiesto di dare al più presto spiegazioni al parlamento tanto più che l’attuale leader del Pp, Mariano Rajoy, è convinto che al giudice sia stato trasmesso un documento «amputato». El Mundo, che scrive di aver consegnato i rapporti della polizia all'Audiencia nacional, promette di continuare con la sua inchiesta sull’'organizzazione degli attentati realizzati due giorni prima delle elezioni politiche.
D’altra parte alcuni tra i più recenti articoli pubblicati dal quotidiano, tra cui un'intervista a José Emilio Suarez Trashorras, accusato di aver fornito gli esplosivi ai terroristi islamici, avevano causato un polverone di reazioni nel mondo politico. Suarez Trashorras ha denunciato in particolare l'esistenza di relazioni tra terroristi baschi ed islamici e ha accusato la polizia di «complicità» nell'occultare il ruolo dell'Eta. Una tesi, quella della partecipazione dei separatisti baschi agli attentati dell’11 marzo del 2004 che l'ex premier José Maria Aznar e il governo popolare allora in carica, sostennero sin dalle prime, concitate ore che seguirono la strage.