Strage al matrimonio: 44 vittime in Turchia

Fra i morti 16 donne e sei bambini. L'attacco a colpi di fucili e granate è avvenuto in un villaggio nel sudest del paese, a prevalenza curda. La polizia ha fermato otto persone

Istanbul - Un banchetto di nozze è finito nel sangue. La strage è avvenuta ieri sera in un villaggio del sud-est della Turchia: sono morte 44 persone (tra cui 16 donne e sei bambini) non è stato un attacco terroristico curdo ma la feroce conclusione di una faida che durava da anni tra i membri di due famiglie locali. Lo ha confermato oggi il ministro dell’Interno turco Besir Atalay il quale - pur non citandolo per nome - ha escluso categoricamente che il massacro sia opera del separatista Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), attivo nella zona a maggioranza curda.

Fermate otto persone Atalay ha comunque detto che sono già stati fermati otto uomini ritenuti coinvolti nella carneficina. La strage è stata compiuta nel villaggio di Bilge, un agglomerato di 32 case con in tutto 300 abitanti a circa 40 chilometri dalla città di Mardin.

Il blitz durante la preghiera Secondo una prima ricostruzione fatta dagli inquirenti, alcuni uomini con il volto coperto - cinque o sei - armati di fucili mitragliatori e granate hanno fatto irruzione ieri sera poco dopo le 21.30 locali in una casa dove si stava svolgendo una festa di fidanzamento. Gli aggressori, entrati da quattro lati dell’edificio, hanno prima lanciato le granate e quindi aperto il fuoco sui presenti che in quel momento erano inginocchiati per la tradizionale preghiera islamica che si fa cinque volte al giorno. È per questo motivo che la maggioranza delle vittime è stata uccisa da proiettili che le hanno raggiunte al collo e alla schiena. Tra le vittime anche i due giovani fidanzati mentre sei persone sono rimaste ferite, tra cui un bimbo di tre anni che ora versa in gravi condizioni. Due ragazzine si sono salvate perché sono state protette dai corpi dei loro parenti uccisi. Il bagno di sangue è durato in tutto un quarto d’ora. Quindi gli aggressori si sono dileguati dando però prima alle fiamme i copertoni di tutte le auto nei pressi del luogo dell’attacco per evitare di essere inseguiti.

Si pensava a una festa L’allarme non è stato dato subito in quanto gli abitanti del villaggio che non erano presenti alla festa pur avendo udito il crepitio delle armi da fuoco hanno pensato che si trattasse - come si usa in questo Paese - di colpi esplosi in aria per festeggiare.