Strage di NassiriyaIn manette 7 persone:aiutarono il kamikaze

La polizia irachena ha arrestato sette persone che hanno ammesso la loro diretta responsabilità nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base italiana di Nassiriya, in Iraq, costato la vita a 28 persone, di cui 19 italiani

E' ancora vivo il ricordo della terribile strage di Nassiriya. Era il 12 novembre 2003: un camion cisterna imbottito di esplosivo scoppiò davanti alla base Msu (Multinational specialized unit) dei carabinieri, facendo saltare in aria il deposito munizioni e causando la morte di diciannove italiani (dodici carabinieri, cinque militari dell'Esercito e due civili) e nove iracheni. Qualcuno disse, quel giorno, che la guerra dall'Iraq entrava in Italia. Quattro anni dopo fu impiccato l'uomo che aveva confessato di essere la "mente" della strage. Oggi arriva la notizia che sette persone appartenenti a una cellula terroristica sono state arrestate, in Iraq, con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione dell’attentato.

Coinvolti in un altro attentato

La notizia dell'arresto è stata riferita all’agenzia irachena Aswat al-Iraq da un funzionario della provincia irachena di Dhi Qar, circa 300 chilometri a sud di Bagdad. "Le indagini sul recente attentato suicida perpetrato a Batha (una cinquantina di chilometri da Nassiriya) hanno portato all’arresto di un gruppo di sospettati", ha spiegato la fonte, sottolineando che "per ora sette di loro hanno confessato di far parte di una cellula di appoggio che ha pianificato e attuato l’attentato suicida contro la Camera di Commercio di Nassiriya", dove aveva sede la base italiana. La cellula sarebbe "indipendente e non ha legami con la rete che ha perpetrato l’attacco a Batha dello scorso 15 gennaio contro i pellegrini in marcia verso Kerbela per rendere omaggio alla tomba dell’imam Huseyn e che ha confessato la sua appartenenza ad al-Qaeda", ha aggiunto la fonte. L’attentato di Batha ha causato circa 50 morti e oltre 80 feriti.

Il kamikaze e la mente dell'attentato

Dalle indagini era emerso che l’autocisterna esplosa nella base italiana era guidata da un kamikaze marocchino di nome Abul Qasem Abu al-Leil. L’esplosione fece saltare in aria un deposito di munizioni. L’attacco terroristico fu rivendicato dal gruppo "Tawhid e Jihad", legato ad al-Qaeda, e nel settembre 2007 le autorità irachene eseguirono la condanna a morte per impiccagione di Abu Omar al Kurdi, un iracheno che aveva confessato di aver pianificato 36 attentati, tra cui quello di Nassiriya.