Strage nella città-militare ventisei morti in Pakistan

Islamabad. Prima una bomba a bordo di un pullman che stava portando al lavoro, mentre attraversava un mercato affollato, un gruppo di dipendenti del ministero della Difesa (e secondo indiscrezioni anche agenti del servizio anti-terrorismo creato per dare la caccia a membri di Al Qaida). Pochi minuti dopo il primo attentato avvenuto a un passo dal quartier generale dell’esercito, un altro ordigno su una moto-bomba a circa tre chilometri dal luogo della prima esplosione. Il bilancio degli attentati terroristici, entrambi messi a segno da due kamikaze a Rawalpindi, città militare non lontana da Islamabad, è di almeno ventisei morti (19 nel primo attacco in cui ci sono ancora cinque feriti gravi e sette nel secondo), con oltre sessantotto feriti complessivi.
L’orrore degli estremisti arriva in un momento cruciale per il presidente Parvez Musharraf, che è anche capo dell’esercito, e ora in cerca di una via d’uscita dall’impasse che lo obbligherebbe a non ricandidarsi alle prossime elezioni a causa di rigide disposizioni costituzionali. Emissari del generale stanno cercando un accordo con l’ex primo ministro in esilio Benazhir Butto, assicurandole il ritorno in patria e la possibilità di ricandidarsi, in cambio della promessa della rielezione di Musharraf.