Strage di Patti: per il Pm i piromani non volevano uccidere

Solo &quot;omicidio colposo&quot; ai due pastori arrestati per la strage di Patti: come se fosse un incidente stradale. Sono fratelli, volevano rinverdire i terreni per il bestiame. E alla folla gridano: &quot;Dovete bruciare tutti&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=201539">L'ex Guardasigilli Vassalli attacca i magistrati: &quot;Non hanno coraggio&quot;</a></strong>

Palermo - A tradirli è stata la loro auto. Auto notata da alcuni abitanti della zona proprio vicino ai luoghi in cui si erano sviluppati i roghi, e segnalata alle forze dell'ordine. Una Fiat Uno grigia targata Torino, segnalata già martedì sera, e un’altra Uno, targata Savona, che invano loro avevano cercato di nascondere in covoni di paglia, e che invece sono state individuate, con tanto di scatole di fiammiferi e bottiglie all'interno. Di qui il loro fermo, dopo una notte di interrogatori, con l'accusa pesantissima di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e incendio doloso. Un'accusa cui hanno reagito con rabbia, tanto che il più giovane, uscendo in manette dal commissariato per essere tradotto in carcere, ha detto sprezzante, in dialetto, all'indirizzo delle telecamere: «V'hanno abbruciare a tutti», vi devono bruciare tutti.

Svolta nelle indagini sul rogo di Patti mentre l'emergenza incendi, in Sicilia, non si placa. Sarebbero due giovani pastori di 31 e 32 anni, Valerio e Mariano Lamancusa, i piromani che a Patti hanno scatenato l'inferno di fuoco che mercoledì scorso ha ucciso due ospiti dell'agriturismo, Costantino Cucinotta e Lucia Natoli e una lavoratrice della stessa struttura, Tina Scafidi. Dietro il rogo appiccato, un'usanza antica quanto pericolosa, quella di bruciare le terre per avere erba nuova e fresca da adibire al pascolo. Appunto per nutrire gli animali i due avrebbero provocato l'incendio che poi, alimentato dal forte vento di scirocco, è andato fuori controllo, sino ad avere conseguenze tragiche. La svolta è arrivata giovedì, quando il cerchio si è stretto intorno a quattro pastori, i due fratelli fermati e altri due - uno è un terzo fratello dei Lamancusa, Filippo - interrogati e lasciati andare. Determinante è stata la collaborazione dei cittadini di contrada San Cosimo, che hanno segnalato le auto sospette. Il fermo, entro 48 ore, dovrà essere convalidato dal Gip. Intanto i fratelli Lamancusa sono stati rinchiusi nel carcere messinese di Gazzi. L'indagine, comunque, continua. E, parallelamente, cercherà di far luce anche sui presunti ritardi nei soccorsi, denunciati pure dal sindaco.

Patti è ancora sono choc. Ieri nel comune messinese è stato lutto cittadino. Sospesi i festeggiamenti per la Madonna della Provvidenza a Montalbano Elicona, il paese in cui vivono i fratelli Lamancusa e dove sono state trovate le due automobili. Invoca giustizia la famiglia di Tina Scafidi, la cui casa dista appena un centinaio di metri da quella della madre dei fratelli Lamancusa: «Se sono stati loro - dice la cognata della vittima - devono pagare. Non vogliamo vendetta ma giustizia». «La conoscevo, certo che la conoscevo, non ci posso pensare», dice ai cronisti la mamma dei due presunti piromani, mentre altri familiari li difendono.

Intanto, in Sicilia, si placa lo scirocco ma non l'emergenza incendi. Una cinquantina, nell'Isola, gli interventi. La situazione più critica, ieri, vicino Palermo, a San Martino delle Scale, con l'evacuazione di centinaia di persone residenti delle case di contrada «Valle Paradiso». L'allarme è rientrato nel tardo pomeriggio, il bilancio è di una quindicina di intossicati dal fumo. Un vigile del fuoco è stato sottoposto alla terapia in camera iperbarica. Ma sono le polemiche a divampare, sempre per la lentezza dei soccorsi. E nella serata di ieri, un’altra emergenza: un grosso incendio è divampato sulla collina di Giovi vicino a Salerno, avvolgendo anche alcune abitazioni, da cui sono stati tratti in salvo quattro bambini. All’inizio si era temuto per la sorte dei loro genitori ma, poi, anche i due adulti sono stati ritrovati sani e salvi: si erano allontanati da casa per aiutare i vicini.