Strage a Tokyo: un folle uccide sette persone

In pieno centro l’omicida ha investito i passanti con un furgone poi li ha accoltellati: "Ero stanco di vivere"

Tokyo - Non aveva più voglia di vivere. Il mondo era tutto sbagliato. Verso mezzogiorno di ieri ha noleggiato un furgoncino e si è scagliato contro la folla che stava passeggiando nel quartiere Akihabara di Tokyo. Poi è sceso e ha cominciato ad accoltellare tutti quelli che gli capitavano a tiro. «Sono venuto per uccidere. Sono stanco del mondo. Nessuno era ok, sono arrivato da solo». Con queste parole dette agli agenti di Polizia che lo hanno arrestato, Tomohiro Kato, giapponese di 25 anni, ha spiegato il suo gesto. Sette persone sono morte; un’altra decina sono rimaste ferite, alcune delle quali in modo grave. Un gesto apparentemente dettato dalla follia, ma probabilmente premeditato.

Il quartiere in cui il venticinquenne Kato ha messo in atto il suo proposito non è stato scelto a caso: la zona di Akihabara è nota per i suoi negozi di elettronica e videogiochi ed è molto frequentata da giapponesi e da turisti, soprattutto la domenica, quando il quartiere è chiuso al traffico. «Era un carnaio - ha raccontato alla Bbc un inglese che lavora a Tokyo - c'erano corpi ovunque. Alcuni erano coscienti, altri no, stesi sul lato della strada e sul selciato». Secondo le prime indagini compiute dalla Polizia, l'assassino era affiliato a una gang della yakuza, la mafia giapponese, ma sembrerebbe avere agito da solo. Per quella che al momento appare solo una macabra coincidenza, la strage di ieri cadeva nel settimo anniversario di un'altra strage che ha sconvolto il Giappone: l'8 giugno del 2001 uno squilibrato di 37 anni, Mamoru Takuda, anch'egli armato di un coltello, era entrato in una scuola elementare del quartiere Ikeda di Osaka, uccidendo otto bambini e ferendo altre 21 persone tra scolari e professori. Dopo dodici minuti di terrore, il killer è stato bloccato da due insegnati e arrestato dalla Polizia. Nonostante la gravità dell'episodio, due settimane dopo la strage di Osaka, su internet era disponibile il videogame del massacro. Scopo del gioco: uccidere il maggior numero possibile di alunni a coltellate.

Uno dei tanti episodi di follia omicida avvenuti in Giappone: un caso simile era già avvenuto nel 1999 a Shimonoseki, nell’ovest del Paese, quando un trentacinquenne a bordo della sua auto era piombato sulla folla che si trovava alla stazione, pugnalando diverse persone, provocando tre morti e dodici feriti. I precedenti hanno fatto parlare di un’ondata di violenza gratuita diventata oggetto di analisi da parte degli esperti.

Gli omicidi, compiuti spesso da squilibrati e senza lavoro, ma anche da giovani intorno ai vent'anni, sono la spia di un crescente pessimismo da parte delle nuove generazioni nei confronti del futuro. I giovani non vogliono fare una vita da salariati, come quella dei loro genitori, e allo stesso tempo sentono di non avere prospettive. Su internet, i ragazzi sfogano le loro frustrazioni e, in alcuni casi, pianificano gli omicidi. O, come sempre più spesso accade, i suicidi.