Strage ubriaco, 6 anni e mezzo al rom. Grillo: "Basta migrazioni"

Il giudice ha rinforzato la pena chiesta dal pm (4 anni). Le famiglie delle vittime: &quot;Bravo giudice&quot;. Per loro 200mila euro di risarcimento. Il comico attacca: <a href="/a.pic1?ID=211081" target="_blank"><strong>&quot;I politici non hanno fatto nulla, sono una bomba a tempo&quot;</strong></a>

Ascoli Piceno - Sei anni e sei mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta al giovane rom che travolse e uccise 4 ragazzi ad Appignano del Tronto. Marco Ahmetovic, 22 anni, la sera fra il 22 e il 23 aprile scorso uccise, guidando ubriaco il suo furgone, i quattro giovani fra i 16 e i 18 anni. La sentenza è stata pronunciata dopo meno di un’ora di camera di consiglio. Il pm Carmine Pirozzoli aveva chiesto una condanna complessiva a quattro anni di reclusione e 20 giorni di arresto.

I parenti delle vittime: "Bravo giudice" I parenti delle quattro vittime alla lettura della sentenza si sono rivolti al giudice gridandogli "bravo" e facendo un lungo applauso. Hanno apprezzato la decisione del giudice monocratico, che ha inflitto all’imputato una condanna più grave di quella prospettata dal pubblico ministero. Anche se nessuno potrà restituire loro i ragazzi uccisi. Il giudice ha disposto anche il ricovero coatto del rom in una casa di cura per alcolisti per un periodo di sei mesi e il divieto per un anno di frequentare esercizi pubblici dove si somministrano bevande alcoliche.

"Duecentomila euro a testa alle famiglie" Il giudice ha anche disposto un risarcimento di 200 mila euro a testa per ciascuna delle tre famiglie che si sono costituite nel procedimento. Ha inoltre condannato Ahmetovic, la madre (proprietaria del furgone guidato dal rom), e l’assicurazione "Duomo" a risarcire in sede civile le parti lese. Dopo la lettura dell’udienza il rom è stato riaccompagnato dalla polizia penitenziaria agli arresti domiciliari. Scortato fuori dall’aula da polizia e carabinieri anche il suo difensore, Felice Franchi, fatto oggetto di ripetute contestazioni dai parenti delle vittime.

Le aggravanti La pena base per il reato di omicidio colposo è di due anni e sei mesi, ai quali, ha detto il pubblico ministero, vanno aggiunti i sei mesi connessi al reato plurimo. Il pm ha considerato le aggravanti a carico del rom equivalenti alle attenuanti, e chiesto anche che la patente di guida gli venga sospesa per due mesi e dieci giorni.

Completamente ubriaco Marco Ahmetovic si mise alla guida del suo vecchio furgone completamente ubriaco, e dunque non poteva non prevedere quello che è poi accaduto: un incidente stradale gravissimo, che ha strappato via quattro giovani vite. È il passaggio centrale della requisitoria con cui il pm di Ascoli Piceno Carmine Pirozzoli ha chiesto la condanna del nomade 22enne a tre anni e sei mesi di reclusione per omicidio colposo plurimo, contestandogli la colpa con previsione dell’evento. "Ci sono varie testimonianze, raccolte in bar della zona - ha detto in aula il pubblico ministero - che attestano lo stato di alterazione di Ahmetovic", provocato dall’assunzione di alcol. Il rom avrebbe cominciato a bere già nel pomeriggio del 22 aprile, attorno alle 17,30, facendo tappa in diversi locali pubblici. Un barista di Castel di Lama l’ha visto uscire "totalmente ubriaco" dal proprio locale alle 22,15 circa. Ahmetovic era così alticcio, hanno detto altri testimoni, da essere andato a sbattere con il furgone anche contro un muretto.

Lo schianto Prima di rimettersi alla guida, e falciare via nella notte, uno dopo l’altro, i quattro ragazzi di Appignano che hanno avuto la sventura di trovarselo di fronte mentre andavano a prendere un gelato a bordo dei loro scooter. Di più: Pirozzoli ha riferito che il tasso alcolemico di Ahmetovic misurato in ospedale, subito dopo l’incidente, era altissimo. E che successive analisi condotte tre giorni dopo, quando il rom si trovava già nel carcere di Marino del Tronto, hanno confermato uno stato di forte compromissione epatica, tipico di un bevitore abituale.

La rabbia dei parenti delle vittime: "Richiesta ridicola" Dopo aver sentito che il pm aveva chiesto una condanna di quattro anni è esplosa la rabbia dei parenti delle vittime. "Una richiesta di condanna irrisoria, ridicola... ma che Italia è questa?". Giuseppe Antolini è lo zio di Alex Luciani, uno dei quattro ragazzi di Appignano del Tronto uccisi dal furgone che il rom Marco Ahmetovic guidava ubriaco. Oggi, anche se la famiglia del nipote non si è costituita parte civile al processo, è voluto essere ugualmente in Tribunale, e assistere al processo. Dopo la requisitoria del pm, che ha chiesto per il nomade tre anni e sei mesi per l’omicidio colposo plurimo, più sei mesi per la resistenza a pubblico ufficiale, Antolini si ferma a parlare con i giornalisti. Lui, tecnico di radiologia in ospedale, è stato quello che la sera dell’incidente ha fatto una Tac al rom, senza ancora sapere chi fosse. Poi gli hanno spiegato che era stato quel nomade, ubriaco, ad ammazzare il nipote e gli altri tre ragazzi. Da allora, Antolini ha un conto aperto con le leggi dello Stato. Le stesse che hanno fatto sì che l’imputato ottenesse gli arresti domiciliari, in un residence di San Benedetto del Tronto. "Dopo che ha confessato l’omicidio dei quattro ragazzi e un vecchio tentativo di rapina - ironizza - per premio l’hanno mandato al mare, in una rinomata località turistica". Lo zio di Alex ce l’ha con tutti, anche con chi, secondo lui, ha "creato ad arte un clima di tensione attorno al processo, con l’obiettivo di spostarlo altrove. E in un altro tribunale, manco l’avrebbero chiesta una pena di quattro anni per quell’assassino".