Stramaledetti inglesi, perché ci amate così tanto?

Stramaledetti inglesi, perché continuate a parlare male dell’Italia? Dopo la devastante survey dell’Economist, è il turno del Financial Times, che sul prestigioso inserto domenicale «FT Weekend» dedica un’intera pagina al racconto della disastrosa visita a Firenze di uno dei suoi corrispondenti. Il quale geme dalla prima all’ultima riga. Inizia lamentando di aver pagato un biglietto da ben quattro euro per entrare al giardino di Boboli (prima era gratis) e trovarvi sporcizie, tappi di plastica flottanti nelle fontane, aiuole e piante poco curate (mentre a Versailles, nota il solerte giornalista, gli euro sono 3 e solo da marzo a ottobre e tutto è molto curato).
Prosegue con la più classica delle lamentele: i prezzi dei ristoranti sono aumentati. Urca, ci voleva un inglese per scoprirlo. Dice che ha speso 102 euro per mangiare in due da Omero, classica trattoria sulla collina di Arcetri, pasteggiando con una mezza bottiglia di Chianti neanche dei migliori. (E già sarebbe da sospettare di uno che ordina la mezza bottiglia, ma tralasciamo). Poi continua con la qualità degli alberghi, cari e con poca luce (siamo in una città medievale e rinascimentale, cercava forse vetrate newyorkesi?). E poi che il Maggio Musicale è sull’orlo della bancarotta, che i tagli ai fondi hanno ridotto gli eventi culturali e via lamentando.
Insomma, Firenze è una «presa in giro» (scritto in italiano nel testo), affetta da una sidrome ben diversa da quella che colpì Stendhal: è la «sindrome di Boboli», neologismo usato per descrivere il combinato effetto dell’aumento dei prezzi accompagnato a un servizio più scadente.
Leggere queste cose su un giornale straniero fa arrabbiare. Ma deve anche far riflettere. Perché questi inglesi saranno anche stramaledetti, ma purtroppo su tante cose hanno ragione. E lungi dal prendere questo ennesimo reportage dell’Ft con il solito provincialismo italiano per cui le critiche dei giornali stranieri sono più vere di quelle che possiamo fare noi dobbiamo però chiederci: perché gli inglesi si infervorano tanto intorno alle cose italiche, e della Toscana in particolare? Perché da sempre hanno un rapporto di odio e amore con questo Paese e sono in fondo dei romantici che pensano di trovare ancora un’Italia bucolica e idilliaca come ai tempi del Grand Tour.
Ma ricordiamoci che i loro sentimenti sono alterni. Ricordiamoci che nel Seicento più di un viaggiatore aveva descritto gli italiani come un «popolo sporco, indolente, scortese, incline al delitto e al tradimento». Altri arrivarono addirittura a definirci «per natura diabolici». Per poi, però, arrivare a frotte (Lord Acton insegna) e colonizzare il Chianti. Abbassiamo i prezzi (o alziamo la qualità) e vedrete che la ruota tornerà a girare in nostro favore.
caterina.soffici@ilgiornale.it