La strana afasia del Grillo parlante

Diliberto ce l’ho. Di Pietro ce l’ho (e pure doppio, triplo, quadruplo). Dario Fo ce l’ho. E Beppe Grillo? Grillo manca. Impossibile, non è nemmeno raro. Fino a qualche mese fa il suo faccione faceva capolino in ogni manifestazione-pacchetto di figurine. Sarà finito in un altro album, da quello dei Savonarola prezzemolini a quello dei Vati silenziosi. Oppure l’hanno tolto dal commercio perché non tira più e aspettano Carnevale, quando le maschere vanno forte. Fatto sta che l’economia crolla, i puri di cuore si ribellano, il capitalismo finisce: e lui ha appeso alla vetrina della sua bottega delle verità il cartello «Torno subito».
Certo, il cuore non duole se l’occhio non vede Beppe Grillo in versione draghetto Grisù che sputacchia (anche sentenze) sulla folla delle piazze. In fondo manca alla scena civile nazionale quanto un eritema. D’altronde resiste sempre l’aforisma di Oscar Wilde per cui «la cattiva arte è molto peggiore dell’assenza d’arte» e stessa cosa vale per la politica. Epperò fa strano non vederlo comparire in questi giorni in cui si stanno tragicamente concretizzando tutti i suoi malauguri finanziari. Banche fallite, speculazioni, crac. Li cavalca da vent’anni, ci ha costruito una carriera, un personaggio, un’idolatria. E ora invece di appalesarsi sogghignando «ve l’avevo detto, io» come Puffo Quattrocchi, Grillo se ne sta rintanato nella Rete affidando commenti al suo blog, fagocitato dallo schermo come un ologramma. Va bene battersi per Internet come unica forma di comunicazione libera e democratica, ma arrivare a trasformarsi da comico corpulento a entità incorporea pare eccessivo.
Eppure sono in tanti ad attendere l’ostensione di Grillo in carne e ossa, barba e sudore, insulti e vaticinii, per un nuovo capitolo del vangelo secondo lui. Lui, un po’ sofista e un po’ cantante, di quelli che se urli più forte «bravo! bis!», poi magari escono di nuovo sul palco e il concerto continua. Epperò l’attesa dei suoi adepti comincia a farsi snervante. Dal V2-Day del 25 aprile sono passati cinque infiniti mesi, dal No-Cav Day di luglio già tre. La folla lo esige e lui si nega. E accanto a Tonino Di Pietro, altro habitué della demagogia «contro», non compare più. La gente sul sito lo prega: guidaci, organizza un No-forfora Day, un pic nic contro le lenzuola che si ammucchiano ai piedi del letto, un brunch Anti-assicurazioni. Ma lui, niente. Al massimo una «Notte grigio topo» nella sua Genova, per fare da contraltare catastrofista alla notte bianca in compagnia di Marco Travaglio.
Ma dov’è finito il Grillo che si presentava incazzato come un vichingo all’assemblea Telecom? Dove l’avete nascosto il Grillo che avrebbe circonciso personalmente ogni bancarottiere? Forse è in barca, connesso via satellite, che con una mano regge la canna da pesca e con l’altra fa e-trading, contrattando online. Forse invece - da perfetto uomo di spettacolo - i suoi vari Day erano solo tappe di una tournée conclusa e ora è segregato in uno studio a registrare nuovi testi. Oppure la Borsa gli ha cambiato la vita: magari si era buttato su Lehman Brothers e ora vive di locuste nel deserto del Giordano, facendo gli origami con le obbligazioni; magari ha venduto tutti i titoli prima del disastro e ora se ne sta spaparanzato sereno come una vacca in India nella sua villa di Sant’Ilario. Che tanto già da un pezzo «tutti s’accorsero con uno sguardo che non si trattava d’un missionario».
Insomma, Grillo è un’eco, un totem, un gadget, un Lare che si autoproclama protettore dei consumatori-buoi a 4 milioni di euro l’anno (prosaica dichiarazione dei redditi 2005). «La gente mi ferma per strada e mi tratta da consulente finanziario, ma io sono solo un ragioniere - scriveva l’8 ottobre -. L’economia in fondo è semplice». E quindi magari lo troveremo là, avvolto in un sudario di gessato e crocefisso dietro una scrivania, che consiglia alle massaie i titoli sicuri. D’altronde la crisi è crisi, due soldi come promotore per arrotondare non si buttano via.
Rimane il fatto che uno psicodramma (il prefisso pare gli piaccia) economico collettivo senza un suo virgolettato è come un talk show senza il criminologo Bruno o una seduta in Parlamento senza pianisti: non necessariamente peggiore, ma di sicuro strano.
Forse però è tutta strategia e Beppe Grillo sta provando a imitare l’antipolitica girotondina di Nanni Moretti, sia pur con qualche chilo in più e qualche quintale di stile in meno. E la prossima volta, sia a Piazza Navona o a Bologna, lo troveremo là, in controluce, di profilo, che sussurra: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per nulla? Andate, andate, io vi raggiungo...».
Marco Zucchett