La strana alleanza romana per togliere la Lazio a Lotito

Veltroni accusato di sfruttare ultrà neofascisti per dare il club a Tulli

Sandro Astraldi

da Roma

Non ha mai parlato con i designatori arbitrali e tantomeno coi loro sottoposti o coi guardalinee. Moggi lo insultava coi suoi interlocutori telefonici, gli strappava di soppiatto giocatori importanti e auspicava per lui la retrocessione. Ha in mano due briscole che distruggono di fatto il fantasioso castello delle accuse costruite contro la sua squadra. Ma forse non c’è presidente di società calcistica invischiata in Moggiopoli che in questi giorni è più in ansia di Claudio Lotito. E non solo perché, a quanto pare, Guido Rossi andrebbe promettendo fuoco e fiamme se la Corte Federale non confermasse i verdetti della Caf - Lazio in B con 7 punti di penalizzazione - ma perché teme che la retrocessione della Lazio serva in realtà a ben altro. Un obiettivo squisitamente politico che da mesi si va confezionando alle sue spalle per favorirne la cacciata e che, paradosso surreale, vede alleati in questi giorni i diessini della capitale, con in testa il sindaco Veltroni, e gli ultrà della curva Nord che tutti ben conoscono per le simpatie di estrema destra.
Spifferi dal Campidoglio informano infatti che Veltroni (ne ha parlato anche il Messaggero un paio di settimane fa) non escluderebbe di tornare a dare una mano a Pierino Tulli, 65enne trasportatore romano, proprietario della Cisco e a lui legato grazie anche a un suo manager di simpatie Ds. Ci aveva già provato Tulli, due anni fa, a rilevare la Lazio, godendo dell’appoggio del sindaco e di Capitalia. Ma quando si trattò di metter mano al portafoglio, si tirò da parte lasciando campo libero a Lotito. Il quale non solo ha portato a casa l’accordo col fisco (previsto peraltro dalla legge) che gli permette di spalmare milioni di euro di debito in 22 anni, ma è riuscito - calmierando gli stipendi e tagliando brutalmente ogni spreco, compresi alcuni benefits agli ultrà - a realizzare ben 22,5 milioni di euro di attivo nell’ultimo bilancio. La Lazio, insomma, è tornata a essere un boccone niente male e gli appetiti si sono riproposti in fretta. Con padrinati politici alle spalle.
In prima battuta ci hanno provato alcuni esponenti di An che accusavano Lotito di aver loro voltato le spalle (Storace ha facilitato la sua scalata alla Lazio facendogli scontare alcuni crediti che aveva con la Regione da lui guidata). Si dice che la stessa Daniela Fini, tifosissima biancoceleste, avrebbe dato una mano a Chinaglia per cercare di acquistare la società, salvo sparire quando si scoprì che l’ex-centravanti era indagato per possibili rapporti con la camorra casertana. Anche Alemanno, che nessuno sapeva s’interessasse di calcio, rivelò in campagna elettorale che sarebbe stato meglio che Lotito mollasse. Ora Tulli, nonostante qualche smentita, pare pronto a ripartire alla carica; non è un caso, si dice, che abbia fatto firmare per la sua Cisco (ex-Lodigiani, terza squadra della capitale, in C2) addirittura Paolo Di Canio, idolo dei tifosi biancazzurri giunto ai ferri corti con Lotito - che non gli ha rinnovato il contratto - per il suo rapporto privilegiato con gli Irriducibili che da mesi contestano il presidente. Gli ultrà della Lazio sono giunti a invitare i romani a non votare Forza Italia nelle recenti comunali perché è tra gli azzurri che ora collocano Lotito. Ed è di ieri l’annuncio che gli Irriducibili - che in radio hanno confessato che solo la retrocessione potrà permettere un cambio della guardia - cercheranno di incontrare Veltroni in Campidoglio per sollecitare una sua mano per un passaggio delle consegne.
Lui, Lotito, non molla. Dice che squalifica personale e B alla Lazio non basteranno a farlo fuori. Dalla sua ha due jolly: la dichiarazione dell’arbitro Tombolini (Lazio-Brescia) che confessa di aver danneggiato e non aiutato la squadra romana, e il verbale del giudice Ferri all’ufficio ispettivo del ministero della Giustizia in cui si scagiona totalmente il presidente della Lazio per l’incontro vinto col Chievo.
Ma basteranno queste due testimonianze, inappuntabili, a bloccare la morsa Rossi-Veltroni-ultrà che mira, di fatto, a far precipitare la squadra in B per rendere più facile un passaggio di mano dal sapore tutto politico?