Una «strana» buonuscita avvelena la nomina della senatrice Giuliani

Paravia (An) chiede conto al presidente Marini della presunta «contropartita» concessa al dimissionario Malabarba (Prc)

(...) Come siano andate le cose, lo sanno ormai anche i sampietrini della capitale: Malabarba ha lasciato, rinunciando fra l’altro a indennità in soldoni e benefit che garantiscono a ciascuno dei parlamentari un appannaggio mensile valutabile in 15mila euro, più che meno. Trasferiti, quindi, direttamente alla signora Giuliani. Solo che, a quel punto, cominciano i «rumors», finché il magazine «Espresso» del 22 marzo (a pagina 19) - ne abbiamo ampiamente riferito su queste pagine - denuncia i retroscena della cessione del seggio. In sostanza: ci sarebbe stato un accordo fra il capogruppo di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, e il collega Malabarba, affinché quest’ultimo cedesse «a prezzo scontato» il proprio scranno a Haidi Giuliani. Scrive, fra l’altro, il periodico: «Per tutta la legislatura venivano infatti garantiti a Malabarba 3.500 euro netti al mese, per 15 mensilità... E Malabarba ha accettato di chiudere il contenzioso in cambio di 110mila euro in contanti». Immediata la richiesta di chiarimenti da parte del senatore Antonio Paravia (An) che richiama l’attenzione del presidente del Senato Franco Marini: «Presidente - tuona Paravia -, per la dignità di questo ramo del parlamento, la invito a verificare se Malabarba si sia dimesso a seguito di un accordo economico con il suo capogruppo, che avrebbe utilizzato per liquidarlo i contributi versati dall’amministrazione del Senato al gruppo di Rifondazione». Paravia, prudentemente, usa il condizionale: «Mi auguro che si tratti di un ennesimo gossip e che, quindi, non solo Malabarba, ma Russo Spena e lei stesso, presidente, agiscano perentoriamente nei confronti del settimanale L’Espresso. Se invece i fatti denunciati rispondessero al vero - conclude il senatore di An -, sarebbero di una gravità inaudita, e ne dovrebbero rispondere dal punto di vista penale e amministrativo i responsabili».
Altrettanto immediata e piccata la replica di Russo Spena: «È linciaggio. Le accuse contro Rifondazione mosse da Paravia sono assurde e offensive oltreché, ovviamente, destituite da ogni fondamento. Le dimissioni di Malabarba – aggiunge Russo Spena – sono state frutto di una sua libera scelta, e faremo avere al presidente del Senato in tempi brevissimi la documentazione che lo dimostra inoppugnabilmente». C’è posto anche per assolvere Haidi: «È particolarmente spiacevole – sottolinea il capogruppo di Prc - che nella vicenda sia stata coinvolta una persona di assoluta trasparenza come la senatrice Giuliani». Interviene anche Malabarba con una dichiarazione congiunta, anche a nome della mamma di Carlo Giuliani: «Riteniamo oltraggioso per Rifondazione e per noi personalmente che si alluda al frutto di un presunto mercimonio. Chi ha scritto e detto che per lasciare il posto sono stati pagati 110mila euro e, in particolare per il senatore di An Paravia, che questi denari possano essere il frutto del finanziamento pubblico al Prc, vuole gettare discredito su comportamenti che sono al contrario assolutamente limpidi». Al senatore di Alleanza nazionale replica anche Marini: «Per quanto riguarda le dimissioni decise dall’assemblea non abbiamo alcuna possibilità di intervento. Sull’ipotetico accordo economico, mi auguro e spero che non sia così. Come ha detto anche lei – conclude il presidente rivolgendosi a Paravia - in questi giorni, di gossip ne vediamo moltissimi. Comunque sono sicuro che la vicenda si potrà chiarire». Basta e avanza per soffocare le voci e le illazioni? Neanche per sogno, a giudizio di Paravia, che a margine ricorda come, «per prassi consolidata, nella rendicontazione dei gruppi parlamentari non figura il dettaglio delle spese, e quindi si lascia indirettamente porta aperta a qualsiasi ipotesi, ancorché maliziosa, di utilizzo improprio dei fondi». Resta il fatto che, per chiudere definitivamente la vicenda, bisognerà attendere la diffusione della documentazione invocata da Paravia, promessa da Russo Spena e attesa da Marini. Ovviamente, nel pieno rispetto dei tempi della politica.