La strana campagna del «luneziano» Bondi al testa a testa per la Provincia

In Piazza Mercurio a Massa: un 25 aprile afoso e Sandro Bondi atteso per la chiusura della campagna elettorale, che oggi e domani c'è il ballottaggio per la Provincia. Il coordinatore nazionale di Forza Italia a contendersela con Osvaldo Angeli, presidente uscente e candidato del Pd. Bondi 32.2, Angeli 41.5 per cento. Nove punti di forbice: «La vittoria di Sandro sarebbe un voto di protesta, il voto del cambiamento» sussurra uno. Scuotono la testa, che la sinistra divisa spariglia. Terra rosso fuoco, sole allo zenit e piazza da coccolone. Tant'è. La gente arriva, cresce. Qualche anziano a ridosso dei muri e tanti ragazzi. Ti aspetti imbarazzo in questo 25 aprile toscano. Macché, calma piatta. Nessuna provocazione, solo un coro lontano, «ora e sempre Resistenza». Altra aria. La gente lo dice che il clima sta cambiando. Li senti argomentare, che qualcuno se non è stato partigiano, poco ci manca. Eppure è lì, in piedi, ad aspettare. Poi la comunicazione: Silvio Berlusconi ha convocato Bondi, c'è da fare il Governo e le tappe a Massa e in Lunigiana saltano.
Niente Bondi, ma lui gioca in casa, lo ha promesso che se conquista la Provincia sposta la sua residenza da Arcore alla Lunigiana.
Avanti, che ci pensa l'on. Lucio Barani a tirare la volata. È sul palco con Alessandro Antichi, braccio destro di Bondi e coordinatore enti locali Fi-Pdl e con il professor Giuseppe Benelli dei probiviri nazionali del partito. Rendono omaggio alla provincia medaglia d'oro al valore della Resistenza, poi la corsa a Palazzo Ducale: «Ci dispiace non averlo con noi, ma senza Bondi questo Governo non si fa» grida Antichi. Una campagna capillare che va oltre il Pdl: «Lega e Destra sono con noi e l'Udc ha mostrato segnali di adesioni, come tutta l'area alternativa alla sinistra».
Tra la folla i consiglieri certi del Pdl. «Al di là del risultato - commenta Corrado Amorese, ex candidato a sindaco di Massa per il Pdl - ci troviamo, anche con Matteoli, interlocutori del territorio che ci daranno l'opportunità di rompere quel meccanismo toscano della contrapposizione». Benelli, da uomo di cultura, saggia il costume di una terra che cambia pelle: «Mai successo nella storia di questa provincia che il segretario del più grande partito nazionale si candidi alla sua presidenza e che il centro sinistra si presenti così spaccato. Il Pd è nato male a tal punto da contrapporre due esponenti alla Provincia (Angeli e Buffoni) e due al Comune (Neri e Pucci). Queste novità, con il successo nazionale di Bondi, ci fanno credere che i sondaggi che ci sono favorevoli siano veritieri». Senza contare che «lo scontento nel centro-sinistra fa pensare all'astensionismo o al voto di protesta».
Un assaggio che il bello viene in Lunigiana, terra di borghi arroccati e tradizioni incastrate negli anni. Di verde in bellezza: Villafranca, Casola, Fivizzano, Bagnone, Licciana Nardi, Mulazzo, Pontremoli, Tresana, Filattiera, Aulla, Podenzana, Fosdinovo, Comano e Zeri. Tra Emilia, Toscana e Liguria. Da consumarsi i tacchi e farsi il fiato. Di porta in porta, stessa gente, ma «adesso siamo pronti a recepire il messaggio del centro destra» butta lì Giacomino.
Bondi è rimasto a Roma, ma Barani batte il ferro, che la Lunigiana s'è «spostata» rispetto alle ultime tornate elettorali: «A Tresana la vinceva il centro sinistra, adesso è nostra» stuzzica l'attivista Sandrine, che su Filetto e la sua festa medievale lavora da anni. Un borgo fortificato a pianta quadrata conservatosi intatto nei secoli nel comune di Villafranca. È giorno di antiquari, vita e storia sulle bancarelle, con le donnine che vendono antichi oggetti di famiglia per risistemare il tetto della chiesa. E Barani che fa le veci di Bondi. L'uomo che gli stringe la mano e gli parla dei lavori sulla piazza, la vecchina che lo abbraccia col trasporto di una madre. Poche parole e approcci schietti; sulla porta tarlata il manifestino satirico con il «vade retro-comunisti» redatto da una psudo-curia. Un sorriso smorzato e il polso da tastare, antro dopo arco e pietre saldate. Poi via verso il castello di Terrarossa, altri chilometri, bandiere e primo piano di Bondi. La musica di azzurra libertà e la folla che gremisce la sala, «ma dove s'è mai visto un leader nazionale che si mette in gioco per una Provincia? Lo fa per amore della sua terra». Brusii, applausi, mezze frasi, che Bondi in questa terra di mezzo c'è nato, cresciuto e ci ha preso moglie, «ed è la volta buona che la rialzi alla grande».