La strana coppia De Luca-Matino

Chi non ricorda La strana coppia, scoppiettante commedia di Neil Simon portata sullo schermo da Walter Matthau e Jack Lemmon? Vi si scontrano, costretti a coabitare in un appartamentino, due tipi virtualmente antitetici con effetti altamente umoristici: da un lato il «virile» Matthau, ringhioso e sboccato, dall’altra il «femminile» Lemmon, lagnoso e assai bravo nei lavori domestici.
Di strane coppie, da allora, se ne sono viste tante nel mondo dello spettacolo o sulla scena letteraria, e la più stravagante ha appena redatto a quattro mani Almeno 5, un agile volumetto (un’ottantina di pagine, edite da Feltrinelli) approdato di recente sui banchi delle librerie, in cui si afferma con vigore che si può percepire il senso del divino attraverso i cinque sensi.
Non s’intende certo insinuare che gli autori del libretto formino una coppia esilarante quanto quella composta da Walter Matthau e da Jack Lemmon, ma chi può negare che l’accoppiata Erri De Luca-Gennaro Matino generi a prima vista un certo sconcerto?
Il primo è uno scrittore idolatrato in Francia (dove quando adorano un artista italiano è quasi sempre per sottolineare che disprezzano il resto del suo Paese), noto per aver fatto il muratore lungo un lasso di tempo che va dai dieci ai vent’anni (sul dettaglio corrono voci discordanti), e l’altro è un parroco napoletano, docente di teologia pastorale, e con un’inclinazione alla grafomania, visto che da anni pubblica romanzi e scrive per Il Mattino.
A parte le comuni origini partenopee e una produttività compulsiva (fra tutti e due hanno dato alle stampe oltre trenta titoli), è difficile indovinare che cosa leghi i due scrittori. Almeno sul piano teorico, tutto dovrebbe dividerli. Sono il diavolo e l’acqua santa: De Luca, ex dirigente di Lotta continua, non ha mai negato di essere stato un simpatizzante (e non precisamente a distanza) della lotta armata in quelli che furono chiamati gli «anni di piombo» a ridosso del titolo di un film di Margarethe von Trotta. Onora tutt’ora della sua amicizia brigatisti condannati all’ergastolo come Barbara Balzerani e non brilla certo per autoironia: si esibisce infatti nei teatri a piedi nudi, come una rockstar degli anni Sessanta, e sta addirittura per recitare il ruolo della Madonna (da lui bizzarramente definita «operaia della divinità») al momento in cui sta per partorire Gesù.
È lui il tipo «virile» nella coppia che forma con Matino? Si analizzi allora il ruolo del suo partner: sensibilmente attratto dai fasti del mondo, Gennaro Matino scrive fiabe sui Re Magi e divulga un’idea del sacro che non si annidi nelle fumisterie di antichi testi illeggibili. Deve certo avergli dato un brivido la prospettiva di unirsi al rude De Luca che traduce disinvolto testi sacri dall’ebraico, scatenando tuoni e fulmini da parte degli specialisti, e si definisce «ateo devoto» (ossimoro di grande effetto su eleganti platee prive di spirito e che può esser preso sul serio solo in un paese che ha perso la voglia di ridere). I due hanno d’altronde già partorito insieme altri libri, come Mestieri all’aria aperta (Feltrinelli, 2004) e Sottosopra (Mondadori, 2007).
In Almeno 5 si spartiscono equamente lo spazio: nella prima parte si può gustare la prosa sentenziosa di De Luca (con espressioni come «Le mani della scrittura sacra sono dure di calli» oppure «In un villaggio che ho abitato in mezzo ai miei trent’anni»), il resto è affidato allo stile più discreto (e meno irrispettoso dell’ortodossia) di Gennaro Matino. L’idea è che Dio lo si attinge attraverso il tatto e il gusto e così via, il pericolo è quello di banalizzare la visione del sacro, e sicuramente dalla lettura di Almeno 5 salta all’occhio la totale assenza di un ingrediente che non dovrebbe mai mancare in un testo sulla religione. Non ci si riferisce al senso dell’umorismo, di cui comunque uno degli autori è da sempre privo, perché non è lecito scherzare sul divino. No, in questo testo quel che difetta è semplicemente l’umiltà.