La strana intervista ai tabloid «Non ho un alibi per i delitti»

La confessione col «Mirror» poco prima dell’arresto: «Frequentavo le vittime»

da Londra

In fondo lui si aspettava di essere arrestato. Tom Stephens l’aveva ammesso lui stesso durante l’intervista che aveva rilasciato, tra i singhiozzi, ai cronisti d’assalto del Sunday Mirror. I giornalisti erano riusciti a sapere che la polizia l’aveva già interrogato quattro volte e aveva perquisito la sua casa, così l’avevano tallonato fino a quando non erano riusciti a parlare con lui. Senza troppa difficoltà a quanto sembra, poiché questo trentasettenne dall’aria mite e dalle parole inquietanti di certo aveva un grande bisogno di sfogarsi con qualcuno.
Nato a Ipswich, ma cresciuto a Norwich, Stephens ha ammesso di essere un uomo «solo e triste» con pochi amici, che negli ultimi tempi aveva cercato un po’ di conforto frequentando il giro di prostituzione locale. «Conoscevo molto bene tutte le ragazze che sono state uccise - ha detto al Sunday Mirror - non sono coinvolto in questi crimini, ma non ho un alibi». In un’intervista che il tabloid ha pubblicato proprio il giorno prima del suo arresto e che a tratti suona agghiacciante come una vera e propria confessione, il sospettato numero uno descrive la sua amicizia con tutte le giovani prostitute uccise dal killer di Ipswich. E in un botta e risposta con i giornalisti che a tratti si fa quasi delirante si vanta di averle protette, di essere stato per alcune di loro quasi un fidanzato. Tom le ha conosciute 18 mesi fa, subito dopo che il suo matrimonio era naufragato. «Ero così vicino a loro - ha spiegato - che avrei avuto tutta la possibilità di compiere quei crimini perché le ragazze si fidavano ciecamente di me. L’identikit della polizia è quello di qualcuno come me - maschio bianco tra i 25 e i 40 anni, conosce la zona, lavora in ore insolite. I corpi sono stati ritrovati vicino a casa mia. Io so di essere innocente, ma non ho un alibi per tutte le volte... in realtà non sono sicuro di avere un buon alibi per nessuna delle volte in cui gli omicidi sono stati commessi». Stephens ha detto ai giornalisti di essere stato particolarmente vicino a Tania, la prima ragazza uccisa. «Ero la persona più simile a un fidanzato - ha dichiarato - anche se non l’amavo. Era una dolcissima ragazza. È comprensibile che sua madre non sapesse che lavoro faceva, perché lei non sembrava quel tipo di persona. Era minuta, la potevi sollevare con una mano. Questo perché la droga rende magrissime queste ragazze, certe sembrano soltanto scheletri che camminano. Lei si comprava vestiti, non solo la droga, qualche volta passava la notte fuori con un cliente, lo faceva per i soldi. Era un po’ pazza, ma non più matta dell’altro mezzo milione di ragazze che ci sono in giro per il nostro paese».
Quando i giornalisti gli dicono che lui sembra uno a posto Tom ammette di venire da una buona famiglia. E rivela di aver detto a sua madre di queste sue amicizie un po’ strane soltanto due giorni dopo la scomparsa di Tania. «Sembri un ragazzo intelligente - gli hanno detto quelli del Mirror - perché passi tutto il tuo tempo con le prostitute. Perché non ti trovi una brava ragazza?» «Sul giornale dovrei sembrare attraente, ma ho qualcosa che non piace alle donne», aveva risposto lui. Piangeva disperatamente Tom, mentre parlava della morte delle sue amiche, ma aveva detto di non avere idea di chi potesse essere il killer. Anche se in un certo senso aveva ammesso di sentirsi responsabile per quello che era accaduto perché avrebbe dovuto proteggerle, metterle in guardia. «Avrei dovuto essere lì per Tania - aveva detto tra le lacrime - avrei dovuto dire delle cose a sua madre, ma non l’ho fatto». «So di essere innocente», aveva ripetuto ai giornalisti come volesse convincere anche se stesso.