La strana magia della Camera 311

Alessandro Massobrio

Eravamo giunti alla conclusione, parlando con un amico, che l'autentico valore di un romanzo consista in quella sorta di magia grazie alla quale il lettore si affaccia sulla vicenda raccontata come uno spettatore allo schermo di un buon film. Si realizzerebbe insomma un rapimento molto particolare grazie a cui il lettore diverrebbe parte integrante di quanto il romanziere gli sta descrivendo. Una magia dunque interrotta o disturbata da uno stile approssimativo, da una sintassi zoppicante, da una trama improbabile o comunque da quelle improprietà che suscitano nel lettore capacità critiche sempre latenti.
Nel romanzo di Alex Stefani la magia narrativa ha funzionato sino in fondo, trasportandomi là dove l'autore intendeva condurmi, vale dire in un vecchio Hotel del centro cittadino, colto in una uggiosa giornata di pioggia, illuminata - si fa per dire - dall'arrivo di una bella sconosciuta, certa Francesca, che sarà in seguito al centro di un gomitolo di avventure.
Con perfetta conoscenza delle procedure di ricezione Stefani ci descrive le fasi di quello che un tempo si riassumeva nel verbo «scendere» ad un hotel. Breve fermata alla reception, consegna dei documenti di identità, firma, consegna delle chiavi. Nessuno che non abbia per anni svolto una simile attività, sarebbe in grado di ricostruire con tale precisione gesti ordinari e quotidiani ma che comunque sono indice di un antico savoir vivre che risale alle nobili origine della tradizione europea.
Comunque stiano le cose, Francesca viene accompagnata nella sua stanza, dove si appresta a trascorrere la notte. E' a questo punto che il proprietario dell'Hotel, Gianluca riceve una telefonata breve quanto perentoria in cui la nuova arrivata lo informa di essere in attesa di qualcuno - probabilmente il marito - con cui intenderebbe allontanarsi al più presto. Gianluca, che è separato dalla moglie e che per tutta la vita ha vissuto come ufficiale di macchina sui piroscafi da trasporto, dimostra chiaramente di non essere indifferente al fascino di Francesca.
Tanto ò vero che quando viene nuovamente a sapere della fuga improvvisa della donna, decide di raggiungerla nel cento storico conoscendo bene i rischi che una ragazza corre ad aggirarsi da sola nella zona. Francesca intanto dimostra di sapersela comunque cavare bene da sola: sfugge ad un tentativo di rapimento, raggiunge un albergo dove ottiene di essere accolta e solo la mattina seguente si affaccia sulla animazione di Porto Antico.
C'è comunque qualcosa che non funziona e che non funzioni lo stanno a dimostrare due ceffi che piombano nell'hotel di Gianluca e che questi mette in fuga con non poca fatica, nonché misteriose presenze, che fanno a volte ricordare i pirati di Stevenson, avanti ed indietro nella locanda dell'Ammiraglio Bellow.
Alex Stefani, Camera 311. Hotel Fontane Marose, Fratelli Frilli Editori, Genova 2002, pag.260, euro 10,10.