La strana politica culturale di svuotare i nostri musei

La Venere di Cirene tornerà in Libia. A deciderlo è stato il Tar del Lazio che ha chiuso con la sua sentenza un lungo contenzioso andato avanti per anni tra il ministero dei Beni culturali e l’associazione Italia Nostra. La notizia non ha suscitato grande eco. In un paese dove le veneri d’epoca romana abbondano in qualsiasi museo, una in più o in meno non sembra fare grande effetto. Ma ha offerto la possibilità al ministero, che aveva emanato il decreto di restituzione ai libici del prezioso reperto archeologico, di diffondere una nota di grande soddisfazione per la decisione del Tar del Lazio giudicata «coerente con l’azione in corso a livello internazionale da parte italiana».
Ma quale sarebbe «l’azione in corso a livello internazionale» che il ministero guidato dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli starebbe portando avanti a livello internazionale con tanta coerenza e determinazione?
Qualcuno ha spiegato che si tratterebbe delle iniziative che i Beni culturali avrebbero avviato per riportare in Italia quella parte del patrimonio archeologico nazionale trafugato illegalmente ed attualmente ospitato nei musei di mezzo mondo. In particolare quella che ha provocato uno scontro tra lo stesso Rutelli ed il museo californiano Paul Getty per alcune opere rubate in Italia e vendute illecitamente negli Stati Uniti.
Ma la spiegazione non è apparsa molto convincente. Perché se la restituzione delle Venere di Cirene ai libici dovesse rappresentare solo una delle tante iniziative tese a riportare nel nostro paese l’immenso patrimonio archeologico trafugato dai tanti invasori che hanno depredato la penisola nel corso dei secoli, il povero Rutelli sarebbe impegnato quotidianamente in una battaglia gigantesca e disperata. Senza tirare il ballo le invasioni barbariche o le razzie saracene, basterebbe avviare una azione di recupero delle opere strappate all’Italia durante l’epoca napoleonica per svuotare mezzo Louvre e raddoppiare i musei nostrani.
Naturalmente non è così. Per cui l’azione in corso a livello internazionale da parte italiana non può essere che essere quella di segno contrario. Cioè quella che è iniziata con la restituzione dell’obelisco di Axum all’Etiopia e che ora è proseguita, con coerente determinazione, con la restituzione della Venere di Cirene ai libici.
Una linea, però, di cui il ministero dei Beni culturali non dovrebbe in alcun caso vantarsi. Sia perché non contrassegnata da alcuna forma di reciprocità. Sia perché le due vicende che la caratterizzano sono completamente diverse. Si vuole invece mandare la Venere a Tripoli per blandire il Colonnello, assicurarsi il petrolio o, semplicemente, compiere un gesto di buon vicinato nei confronti dei libici? Benissimo. Ma almeno non si tiri in ballo l’azione del ministero a livello internazionale. Sa di presa in giro.