La strana sfortuna di Di Pietro: incontra sempre gente nei guai

Il tycoon milanese finito in galera dopo aver finanziato il suo partito è
solo l’ultima delle frequentazioni spericolate dell’ex pm. Da Contrada a
Mautone

Roma - A questo punto i casi sono due: o è lui che porta iella a chi lo incrocia, o è lui che è iellato nelle frequentazioni. Tutte le volte gli capita la stessa cosa. Incontra qualcuno, lo prende con sé, magari ci va a cena e lo fotografano, e poi quello che fa? Finisce indagato, magari arrestato. E così se si applica il metodo dipietresco del «non poteva non sapere», finisce che l’ex inquisitore diventa vittima del suo stesso argomento, costretto a svicolare dalle domande che da ex pm rivolgerebbe implacabilmente a sé medesimo.

L’incidente capita spesso, anche se a volte è pure capitato che fosse lui stesso a indagare sugli ex amici, molti di quelli di Mani pulite per esempio, da Gorrini a Rea a D’Adamo a Pillitteri, compagni di serate dell’ex pm Di Pietro, poi tutti indagati dall’ex pm. Qualcuno potrebbe addirittura sostenere che in quei casi la frequentazione sia stata un pretesto per ottenere informazioni poi utili all’accusa. Capitò anche, a Di Pietro, di difendere un vecchio amico d’infanzia, Pasqualino Cianci, e di passare subito dopo tra gli accusatori dell’amico (guadagnandosi per questo una sospensione dall’Ordine degli avvocati). Ma la iella c’è, non può che esserci se ti invitano ad una cena con un parterre non solo di incensurati, ma di colonnelli e generali dei carabinieri, e che tra questi ci sia un vicequestore che, guarda la iella, solo nove giorni dopo viene arrestato con un’accusa devastante: aver favorito le stragi di mafia. Dategli un ferro di cavallo o un corno anti-malocchio, perché quella volta con Bruno Contrada c’era anche il carabiniere zelante che ha fotografato tutto, così che - se sei veramente sfortunato - può anche capitarti che qualcuno le tiri fuori, quelle foto, magari dopo 17 anni.

Lasciate perdere che Contrada fosse già sospeso dal Sisde, prima di quella cena, e che difficilmente ad un tavolo di alti ufficiali e agenti segreti quella notizia sarebbe sfuggita, qui il punto riguarda la malasorte. La sua, o quella di chi lo incontra. Perché non è successo solo una volta, ma diverse altre. Aveva un braccio destro che si chiamava Mauro Mautone, al ministero delle Infrastrutture, uno che aveva la pazienza di andare sempre appresso a lui (lo disse lui stesso davanti al popolo di Montenero di Bisaccia), ma che ad un certo punto, per la famosa iella, finisce nei guai. Era anche amico del figlio di Tonino (forse la iella si eredita?), quando Mautone faceva il provveditore alle Opere pubbliche del Molise e della Campania, e riceveva spesso telefonate da Di Pietro jr che segnalava e raccomandava. In base alla legge di Tonino-Murphy, avendo avuto rapporti con Di Pietro, gli succede qualcosa.

Il primo a saperlo, non si sa come - del resto siamo nel campo dell’occultismo - è lo stesso Di Pietro, ma poi la notizia diventa ufficiale: Mautone viene indagato dalla procura di Napoli, che ipotizza un «sistema di potere» con possibili «infiltrazioni della criminalità organizzata nei rilevanti e onerosi lavori pubblici». Di Pietro, anche quella volta, è costretto a spiegare che non sapeva, ma il metodo del «non poteva non sapere» (chi fosse Mautone, da lui trasferito nel proprio ministero) gli si ritorce contro, e ne nasce un caso che fa parecchio male all’immagine del partito.

Gli è ri-successo ancora, perché in base alla nota legge, la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo. Nel 2008 una società televisiva, Sei Milano, offre un contributo di 50mila euro all’Idv di Tonino. Un caso curioso, perché dal 2002 Sei Milano non esiste più. Generosità postuma? Semplicemente un’elargizione (perfettamente regolare) del proprietario della tv, Raimondo Lagostena (titolare del gruppo Odeon), evidentemente amico e supporter di Di Pietro, che infatti scelse le reti Odeon per pubblicizzare il partito. E che succede anche stavolta? Il solito: Lagostena è stato accusato di presunte false fatturazioni e fondi neri sulla cessione di spazi tv, ed adesso si trova in carcere. La sfortuna ha colpito ancora, senza che Tonino c’entrasse qualcosa. La iella lo perseguita, facendogli conoscere persone che di lì a poco vengono inquisite o peggio. Dev’essersene accorto anche lui, perché è corso ai ripari e ha cambiato metodo. Ora gli inquisiti (vedi De Luca in Campania) li sceglie in anticipo lui.