Una strana «Tempesta» per attore e marionette

La tempesta «per attore ombre fantocci figure animate e musica», presentata dal Teatro dell'Elfo al Piccolo Eliseo di Roma e in tournée, segna un'opera di riduzione del testo di Shakespeare a un solo attore. Il Globe Theatre di Londra, in un recente spettacolo, si era fermato a tre. Il rischio inevitabile, in operazioni del genere, è di far perdere al capolavoro shakespeariano tutta la sua complessità e ricchezza. Rappresentata nel 1611, a solo cinque anni dalla morte dell'autore, La tempesta è l'opera più enigmatica di Shakespeare, come dimostrano le interpretazioni opposte che ne sono state date. Il duca esiliato e mago Prospero, lo spirito dell'aria Ariel, il demoniaco Calibano, gli innamorati Miranda e Fernando e tutti gli altri sono protagonisti di una «favola» ricca di riferimenti magici, religiosi e filosofici, che ha l'incanto proprio della fiaba e insieme il significato simbolico del teatro come metafora della vita. In questo senso, La tempesta è proprio il mistero dell'evento teatrale come specchio dell'avventura dell'uomo. Lo spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia vive tutto sul rapporto di Prospero con le marionette di Giovanni De Francesco che rappresentano tutti gli altri personaggi. Marionette visionarie, di grande espressività, costruite con diversi materiali che Fernando Bruni, interprete di Prospero, usa, con l'aiuto di due servi di scena, come un cantastorie. Lo spettacolo è fine, colto, per nulla privo di poesia, ma talvolta ha il limite di risolversi in una eccellente, virtuosistica prova d'attore.