Strane alleanze sulla legge elettorale Napolitano: il governo faccia presto

Mastella: sono d’accordo con Bossi. Rifondazione flirta con l’Udc Boselli: Quercia e Margherita vogliono eliminare i partiti minori

da Roma

Prima un appello pubblico, già il terzo nel giro di qualche settimana: la politica, scrive Giorgio Napolitano ai socialisti dello Sdi, deve «trovare soluzioni condivise» per «aggiornare il sistema elettorale». Poi un faccia a faccia con Romano Prodi, convocato sul Colle proprio per riferire sullo stato dell’arte delle trattative al termine delle consultazioni di Palazzo Chigi e dopo la presentazioni delle bozze Chiti e Calderoli. La pasta è sul fuoco e il presidente, convinto che la riforma sia una priorità, non vuole che si scuocia: «Il nostro Paese sta attraversando una delicata stagione politica, nelle quali esigenze di governo si intrecciano con una domanda di aggiornamento del sistema istituzionale e elettorale». Serve, conclude Napolitano, stabilità e serve una ricetta «nel solco della grande tradizione di garanzia e di partecipazione democratica».
Il passaggio tra governabilità e diritto di rappresentanza è molto stretto, i partiti si dividono trasversalmente, la soluzione sembra ancora in alto mare. «Noi ci stiamo lavorando seriamente - dice Gianfranco Fini -. Ma alla luce di quanto accade, bisogna davvero essere ottimisti per pensare che ci saranno larghe intese per fare una buona legge elettorale». L’alternativa è il referendum. «Speriamo che ci sia - insiste il leader di An - o che almeno la raccolta di firme cominci il 24 aprile. Sarà un pungolo per fare in modo che il Parlamento non perda tempo».
Intanto nascono strane alleanze. «Vogliono fotterci», questa è la parola d’ordine sotto cui viene alla luce l’insolito asse Gemonio-Ceppaloni. «Mi sono sentito con Umberto Bossi - racconta Clemente Mastella - e abbiamo convenuto che vogliono fregarci. Su questo sono più d’accordo con la Lega che con i miei alleati. Con Bossi siamo alleati di fatto per legittima difesa, infatti Ds, Margherita, Forza Italia e An fanno finta di niente per arrivare al referendum. Non vedo perché i piccoli partiti che hanno una tradizione debbano essere eliminati». Mastella minaccia di lasciare il governo: «Tra la sopravvivenza del mio partito e la mia presenza a via Arenula non ho dubbi. Lo sbarramento? Avrebbe senso solo se fissato al dieci per cento».
Una quota così alta taglierebbe fuori anche le forze di media grandezza, come Udc e Prc, che sono per l’introduzione del sistema tedesco. Dice Lorenzo Cesa: «Le bozze finora preparate dall’Unione e dalla Cdl non ci convincono. Pensare che basti assegnare il premio di maggioranza a una lista invece che a una coalizione per creare il bipartitismo è pura illusione». Quanto al referendum, l’Udc «non ne ha paura, però aggraverebbe i problemi». Su questo punto i centristi trovano «convergenze» con Rifondazione. Sostiene Giovanni Russo Spena: «Dovremmo costruire insieme una nuova legge elettorale fondata sulla democrazia organizzata e sul proporzionale».
E mentre Alfonso Pecoraro Scanio difende «il lavoro fatto con grande dignità dal ministro Chiti» e chiede un sistema simile «a quello in vigore per le Regioni», Enrico Boselli attacca apertamente Quercia e Margherita: «Vogliono la crisi di governo per spazzare via i partiti minori». Di Chiti, spiega, non ci si può fidare. «Le sue assicurazioni - afferma il segretario dello Sdi - non corrispondono alle intenzioni di Ds e Dl, che vogliono cogliere l’occasione per rimanere da soli padroni del campo». La prova? Eccola: «Non si capirebbe altrimenti perché abbiano ritirato fuori il doppio turno, che non trova consensi né nel centrosinistra nè nell’opposizione. La realtà è che vogliono andare al referendum». «Se è così - commenta Franco Giordano - ognuno sarà vittima della propria macchinazione».