Le strane coppie della politica estiva. Quando il colpo di fulmine è bipartisan

Si moltiplicano intese e gemellaggi tra leader di schieramenti opposti. Fini e Di Pietro hanno firmato l'appello per appoggiare il referendum sulla legge elettorale

Roma - Sarà il caldo estivo. O magari la voglia d’imitare calciatori e veline che in questo periodo impazzano nei cambi di coppia e trovano amatori disposti a spendere pur di vedere paparazzate le nuove intimità. Fatto sta che da qualche mese anche i politici si scoprono fulminati sulla via di Damasco da fresche passioni per coloro cui, fino a qualche tempo fa, riservavano al massimo una tonnellata di insulti.

Gli ultimi della serie? Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro che stipulano un appello congiunto per far firmare il referendum sul sistema elettorale. Ma l’elenco è ormai lungo e maliziosamente perverso. Prendete Clemente Mastella. Sta nel centrosinistra e fin troppo spesso se la prende coi compagni di strada, strapazzando Di Pietro e Visco. Ma poi, in gran segreto, va a pranzo con Pierfy Casini e Lorenzo Cesa - da cui si separò con clamore a metà anni ’90 - e si ritrova ad amoreggiare per via telefonica addirittura con l’Umberto Bossi, rivelando di aver convenuto col Senatùr che «col referendum c’è l’intenzione di fotterci!». Quello tra Casini e Rutelli poi, più che un flirt è una autentica soap story. Un minuetto continuo fatto di sorrisi e ammiccamenti. «Siamo i moderati dei due poli» annunciano da Mentana manco fosse un parto gemellare. Da Vespa riescono addirittura a trovare una mezza intesa sul nucleare. E se qualcuno ossserva che stanno su bastioni contrapposti ecco l’ex-presidente della Camera che parte lancia in resta: «Manovre neocentriste? Perchè no? È ora di finirla con la stucchevole litania contro qualsiasi progetto che metta assieme i moderati. Anzi - si spencola - la manovra neocentrista è diventata un dovere!».

E la maionese impazzisce mica solo al confine ex-dc. Storace, che da governatore del Lazio non perdeva occasione per sparare contro il separatismo lumbard, ora che ha lasciato An ipotizza una grande ammucchiata a destra non solo con la Lega, ma anche con Alleanza siciliana di Renzo Musumeci e il Movimento autonomista di Raffaele Lombardo: «Non un partito unico, ma una alleanza federale» spiega negando il matrimonio, ma facendo finta di non aver mai osteggiato i Pacs. A sinistra, si copia. Fausto Bertinotti è da mesi ormai che ha buttato alle spine l’orgoglioso isolamento del Prc e chiede «di correre assieme e cercare la strada» per una nuova sinistra. Chi ci vuol dentro? Ma sì, anche i Mussi e gli Angius da cui si riteneva lontano anni luce. Pure Diliberto e magari persino quel Cossutta che gli dava dello «stalinista» che lui ricambiava parlando di «patologia» degna di medicina e non di politica. Si azzerano vecchi e sprezzanti dissapori, vedi De Michelis e Boselli. Si fa finta che certe risse non siano mai avvenute, come quella tra Fini e la nipote, al secolo Alessandra Mussolini. Si stracciano le accuse in nome di questo nuovo, divertente gioco estivo che è il cambio delle coppie.

Ecco allora Maroni lodare i Ds che lasciano la vecchia casa per farsi piddì: «La novità è rilevante; Fassino e i suoi hanno molto coraggio». Ecco La Torre, dalemiano doc, invocare intese con Berlusconi, ricambiato nell’ammiccamento da Sandro Bondi. Ed ecco ancora tra i ds fiorire di entusiastiche preferenze per il margherito Enrico Letta come accade soprattutto nel Nord dove, ha spiegato giorni fa Il Riformista, Veltroni è ritenuto non solo scelta da nomenklatura tardo-stalinista, ma soprattutto una icona romana che mal s’attaglia al morbo che gli ulivisti stanno vivendo sulla loro pelle sopra la linea Gotica, ma anche più giù dove - fino a ieri - era tutto un brulicare di querce e margherite. Accade comunque che qualche tenera passione appena al via, già s’interrompa bruscamente.

Un paio di giorni fa Gianni Alemanno (pure lui a braccetto con Di Pietro su una legge che diminuisca i costi della politica) se n’è uscito dicendosi «sedotto e abbandonato» dal sindaco di Roma. «Veltroni - ha spiegato - ha ritirato la candidatura di Roma per i giochi olimpici del 2016 senza passare per il consiglio comunale o fare una consultazione con l’opposizione!». Un amore che finisce al macero prima di fiorire. Così come forse accadrà anche ad altre di queste passioncelle estive, che poi - a ben vedere - son storia vecchia. Chi si scorda del resto il famoso pranzo di Gallipoli, dell’agosto del ’94, tra Massimo D’Alema e Buttiglione? E come non ricordare le famose crostate di casa Letta del giugno ’97 quando - di gran soppiatto - D’Alema e l’opposizione «inciuciavano» sulle grandi riforme? Come dire: è un vecchio vezzo quello di alcuni politici di mettersi a scopiazzare un vecchio detto stagionale: «Agosto, moglie mia non ti conosco».

Solo che in questo 2007 sta esplodendo come non era mai avvenuto in precedenza. Tanto da far pensare abbia ragione Woody Allen. Che a suo tempo rilevò perifidamente: «I politici hanno una loro etica. Una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale».