Le "strane" idee dell candidato finiano a Cagliari: gli israeliani sono assassini e gli americani bestie

Spiga, in lista con i futuristi, definisce gli americani &quot;bestie imperialiste&quot; E si batte per i palestinesi, l’ambiente, il sociale e contro l’energia nucleare. E poi si soliti attacchi contro il Cav e il berlusconismo... <br />

RomaAppena due giorni fa, a villa Miani a Roma, Gianfranco Fini brindava al 63° anno della fondazione dello Stato di Israele. Annuiva convinto quando l’ambasciatore di Tel Aviv, Gideon Meier, sentenziava: «L’odio per Israele ha costituito e ancora costituisce per i tiranni uno strumento per preservare le loro dittature e la repressione per i loro popoli». Fini ne condivide davvero il pensiero? Chi lo sa. Se infatti ci si sposta in Sardegna, il finismo sembra tutt’altro che filoisraeliano. Sotto le insegne del Fli, candidato al consiglio comunale di Cagliari, c’è un tale Simone Spiga il cui pensiero politico fa il paio con quello di Hamas. «Israele? Assassini e terroristi». «Basta con l’occupazione sionista». «Gli “ameri-cani”? Bestie imperialiste».
Questi gli slogan dell’uomo di Gianfranco a Cagliari che, durante il primo congresso nazionale di Rho, prese la parola e salutò la platea con un sardissimo «Aioooo... Finalmente! Finalmente ci siamo resi conto, con quindici anni di ritardo cos’è il berlusconismo...». Spiga parlò a una platea mezza vuota ma anche lì disse papale papale: «In politica estera una destra seria deve superare il servilismo verso gli Stati Uniti d’America». Non lo sentì quasi nessuno perché parlò la sera tardi ma a riascoltarlo l’effetto è paradossale: il futurista sardo parla che sembra a un congresso del vecchio Prc o in un centro sociale: «Dobbiamo difendere il popolo palestinese, minoranza che dev’essere garantita e difesa». Chissà se Fini, che proprio ieri ha ricevuto a Montecitorio una delegazione dell’organizzazione ebraica del B’nai B’rith International, tra le più antiche organizzazioni ebraiche, nata per promuovere e difendere i diritti degli ebrei, applaude anche l’antisemitismo del suo uomo cagliaritano.
«Non andremo mai a sinistra», giura da mesi il presidente della Camera. Eppure tra i futuristi pullulano militanti che starebbero bene con Vendola e Di Pietro. Spiga è uno di questi. Si abbevera al travagliesco Fatto quotidiano, adora Chiambretti, Annozero e Report, si fa immortalare con la bandiera rossa della Cgil con tanto di pugno chiuso, è spudoratamente antiisraeliano e filopalestinese, è smaccatamente antiiamericano, è naturalmente iperpacifista e ambientalista, fa il tifo per tutti i referendum proposti da Tonino. Il «no» al nucleare è un altro suo cavallo di battaglia. I suoi manifesti elettorali lo ritraggono urlante con un megafono in mano: «Oltre la Destra, per l’ambiente, il sociale e i diritti civili». È portavoce del comitato «Sì, contro il nucleare in Sardegna» e appena può sbeffeggia i tifosi dell’atomo: «Prosegue la disinformazione dei nuclearisti che vede in Margherita Hack, Umberto Veronesi e Chicco Testa i sostenitori più vergognosi», scrive nel suo blog.
In passato polemizzò con il braccio destro di Bocchino, il giovane campano Gianmario Mariniello. Spiga riportò la tesi di Neil Smith secondo cui l’amministrazione Bush era diventata come il Quarto Reich. Usa uguale nazismo, insomma. Troppo. Mariniello lo sbeffeggiò: «Siete rimasti quelli che vedono congiure giudeo-pluto-massoniche dappertutto... Siete simpatici...». E l’altro: «Caro mio, il problema non è pensare che esistano congiure ebraiche e chissà cos’altro... Il fatto è che Blondet (autore secondo cui l’11 Settembre è stato un autoattentato, ndr) rappresenta molto più di quanto tu possa immaginare il mondo ideale nel quale tu sei dirigente nazionale...». Ex militante del Fdg, ex dirigente di Azione giovani, responsabile di Fare Verde, Spiga si definisce fautore di una «politica movimentista e creativa» e rinnega con ferocia il suo passato pidiellino. A Milano urlò nel microfono: «Futuro e libertà è alternativo al Pdl? Bene! Allora usciamo da tutte le amministrazione locali in cui governiamo insieme». Hasta la victoria. Siempre!