Le strane pressioni di Castagnetti e Buttiglione

Tra le pieghe dell’affaire politico-giudiziario collegato alla scomparsa del patrimonio immobiliare della Dc s’insinua un sospetto agghiacciante: che all’interno del Ppi di Pierluigi Castagnetti, nella fase del passaggio al nuovo soggetto politico della Margherita, ci si sia dati da fare per far fallire - con mezzi leciti e meno leciti - una società all’apparenza «sana» come l’Immobiliare Europa che per soli tre miliardi di lire aveva acquistato 120 edifici dello scudocrociato. L’obiettivo? Tornane in possesso del tesoro svenduto dai vecchi tesorieri di Ppi, Cdu e Ccd, alla società dell’imprenditore veneto Angiolino Zandomeneghi. Per raggiungere lo scopo – secondo una denuncia dei legali di Zandomeneghi ripresa dal pm perugino Sergio Sottani e dagli ispettori del ministero della Giustizia - sarebbe stato avvicinato un giudice del tribunale fallimentare, Pierluigi Baccarini, poi arrestato nel 2006 con l’accusa di corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio per aver gestito in maniera scorretta alcuni dei più ricchi fallimenti trattati negli ultimi anni dal tribunale di Roma. Tra questi, appunto, quello dell’Immobiliare Europa.
L’indiscrezione rimbalza con forza dal dibattimento in corso nel capoluogo umbro dove, un paio di settimane fa, è stato ascoltato l’ex capo degli 007 ministeriali che assemblarono la relazione finale sull’ispezione, Giovanni Schiavon, oggi presidente del tribunale di Treviso.
Da pagina 280 della relazione viene preliminarmente trattato il presunto modus operandi del giudice romano: «Sulla base degli elementi acquisiti si ritiene che siano emersi numerosi fatti e condotte scorretti (...). In molteplici casi, in sede di designazione del giudice relatore addetto all’espletamento dell’istruttoria pre-fallimentare, per ottenere l’assegnazione di procedimenti di particolare rilevanza economica, segnalava inconsistenti ragioni di “urgenza” o insussistenti ragioni di “connessione” con procedimenti già pendenti innanzi a lui, al fine di creare così l’apparente condizione di una legittima deroga ai criteri tabellari». In questo modo, annotano gli ispettori, otteneva l’assegnazione di procedure particolari che avrebbero invece dovuto essere trattate da altri magistrati.
Il sistema-Baccarini – secondo l’ipotesi d’accusa – sarebbe stato utilizzato anche nel caso del fallimento dell’Immobiliare Europa sollecitato dai legali del Ppi. «Depositata l’istanza il 5 agosto 2002, è stata assegnata il 7 agosto al dottor Baccarini prescindendo dal criterio automatico di assegnazione in base al quale, quella pratica, sarebbe spettata al dottor Maurizio Manzi». Baccarini se la fa assegnare asserendo una qualche connessione con un altro procedimento di fallimento trattato a cavallo tra il 5 e il 7 agosto, e cioè tra il deposito dell’istanza di fallimento dell’Immobiliare Europa e l’assegnazione della stessa. Proprio il ricorso di quest’altro fallimento «ha consentito a Baccarini di farsi assegnare dall’ingenuo collegio il procedimento derivante dall’iniziativa dei partiti Ppi e Ppi-Gonfalone in virtù di un’asserita situazione di connessione che non solo non sussisteva ma che anzi avrebbe dovuto indurre il tribunale a una decisione radicalmente opposta».
Schiavon e i suoi 007 sentono puzza di bruciato. «L’ispettorato non è, ovviamente, in grado di dire se il dottor Baccarini – come pure sembra molto probabile – si sia in qualche modo attivato per farsi assegnare la procedura fallimentare dell’Immobiliare Europea». Certo, al capo degli ispettori, fa pensare quanto denunciato in quei giorni caldissimi d’agosto dal titolare dell’Immobiliare Europa, Angiolino Zandomeneghi, in merito al sospetto che Nicodemo Oliverio (oggi parlamentare del Pd, all’epoca tesoriere del Ppi) fosse in rapporti con chi poi prese in mano la pratica: «Si era vantato di essere in buoni rapporti con il giudice Baccarini». I sospetti degli 007 ministeriali, ripresi dai magistrati umbri, si fanno più forti osservando la cronologia degli eventi. Siamo ad agosto del 2002, periodo “morto” nei tribunali. Il 5 agosto il Ppi, con Nicodemo Oliverio, presenta un’istanza di fallimento dell’Immobiliare Europa. Il 6 agosto il giudice Baccarini autorizza il curatore di un altro fallimento a presentare esso stesso domanda di fallimento contro l’Immobiliare Europa. Il 7 agosto, non appena nominato giudice relatore (in deroga al criterio di assegnazione) il giudice Baccarini dispone la convocazione del debitore (l’Immobiliare Europea) per le ore 11 del 14 agosto, vigilia di Ferragosto. L’8 agosto, l’istanza di fallimento e l’avviso di convocazione vengono consegnati per le notifiche all’ufficiale giudiziario. Sempre l’8 agosto viene eseguita la notifica. Insomma, «pur in assenza di qualsiasi ragione di urgenza, ed in periodo feriale – si legge nella relazione - in soli due giorni il Ppi ex Dc e il Ppi-Gonfalone hanno ottenuto la nomina del giudice relatore e la fissazione dell’udienza di comparizione». Velocissimi. Senza precedenti. Il capo degli ispettori è senza parole. «Che si versi in presenza di una situazione fortemente sospetta non emerge solo dall’istanza di ricusazione» avanzata dal titolare dell’Immobiliare Europea «quanto piuttosto da alcune peculiarità della vicenda fallimentare» e dal «macroscopico travisamento dei fatti storicamente accertati» che hanno portato comunque alla dichiarazione di fallimento della società da parte del giudice Baccarini.
Nella relazione ministeriale si fa presente, ad esempio, che non è stato tenuto presente il difetto di competenza che avrebbe dovuto portare al trasferimento del procedimento da Roma a Verona, reale sede della società. E che non si è tenuta in alcuna considerazione la piena solvibilità della società Immobiliare Europa «che non aveva mai subito protesti né esecuzioni mobiliari o immobiliari, godeva di credito bancario ed era in grado di fare fronte alle proprie obbligazioni; ritenendole infondate, aveva solo resistito alle pretese dei partiti ricorrenti, che del resto non avevano prodotto alcun titolo giudiziale a fondamento delle loro pretese». Come se non bastasse, anche dall’esame dei bilanci dal ’99 al 2001 emergeva uno stato di liquidazione «che di fatto nulla ha a che vedere con il concetto di insolvenza», anticamera del fallimento.
Gli 007 di via Arenula si soffermano, infine, sull’istanza di ricusazione della toga capitolina sfociata nella denuncia per estorsione «attuata con l’oggettivo concorso del giudice Pierlugi Baccarini». Le conclusioni del capo degli 007 sul comportamento di Baccarini nella vertenza fra gli ex Dc e l’Immobiliare Europa che aveva acquistato il patrimonio immobiliare, erano state tranchant: «A prescindere da quelle che saranno le determinazioni della magistratura inquirente, allo stato emerge una sua indubbia responsabilità disciplinare (...)».
Nicodemo Oliverio, interrogato dalla Guardia di finanza, nega qualsiasi ipotesi d’interferenza: «Escludo categoricamente che l’istanza di fallimento sia stata in qualche modo segnalata all’autorità giudiziaria per una sollecita trattazione». Quanto alla frequentazione col giudice Baccarini, l’ex tesoriere del Ppi spiega d’averlo conosciuto ai tempi dell’università in una delle tante attività e assemblee studentesche, e da allora «non ho avuto più modo di rivedere o risentire le persone conosciute in quei tempi». La versione dei fatti del giudice Pierluigi Baccarini passa attraverso la voce del suo difensore, Alberto Biffani: «Il mio assistito ha escluso di aver messo la sua funzione di magistrato del tribunale fallimentare a disposizione di interessi personali o di terze persone. Nel caso dell’Immobiliare Europa la trattazione è stata corretta, non c’è alcun profilo di corruzione o abuso d’ufficio. La vicenda, vista nel suo complesso, ha confermato che quella società non era in grado, finanziariamente, di rilevare il patrimonio immobiliare della Dc. Quanto alla presunta amicizia con l’onorevole Oliverio, non si può definire tale in quanto il giudice Baccarini fa risalire il rapporto solo ai tempi dell’università. Mentre per la relazione degli ispettori la squadra di Schiavon ha messo in fila tante cose senza avere l’esperienza necessaria a trattare argomenti di competenza fallimentare, come è stato ammesso nella premessa».
Giovanni Schiavon, contattato dal Giornale, preferisce non commentare. Ci rimanda a quanto dichiarato al processo di Perugia il 18 ottobre scorso laddove precisò innanzitutto di essere uno dei massimi esperti in procedure fallimentari e poi rivelò delle pressioni che l’ex guardasigilli Castelli avrebbe subito a seguito dell’ispezione che portava direttamente al fallimento dell’Immobiliare Europea. Schiavon ha inoltre riferito d’aver saputo che fra coloro che avrebbero insistito col Guardasigilli c’erano gli onorevoli Rocco Buttiglione e Pierluigi Castagnetti.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it