Gli strani giochi del destino: Guzzanti salvata da Berlusconi

La rivelazione di silvio Orlando. Nel 1988 Berlusconi, presidente Fininvest, strappò l’attrice alla
censura dando il via alla sua carriera. Fu persino ospite del salotto di
Arcore

«Mi consenta...». Par di sentirlo Silvio Berlusconi che spiega a una giovane Sabina Guzzanti che, sì, i suoi sketch sono un po’ fortini, però lei gli sta simpatica e allora, suvvia, non la manda via dal programma. La Guzzanti salvata dall’uomo che più odia sulla terra! No, non siamo su Scherzi a parte. È successo realmente: tanto tempo fa, nel lontano 1988, quando Sabina era una giovane attrice alle prime esperienze in televisione e debuttava in uno dei varietà più sferzanti di Antonio Ricci (il patron di Striscia la notizia), che si intitolava L’araba fenice. Il programma, inzuppato di parodie e sfrontate ironie, era nato sulle ceneri di Matrjoska, un programma troppo spinto per essere accettato sulle reti Mediaset: la puntata zero provocò tali reazioni dentro l’azienda (c’era pure una Moana Pozzi nuda) che intervenne Silvio Berlusconi per mettere pace.
Tra i comici che l’allora presidente della Fininvest voleva salvare per realizzare uno show meno osceno, c’era appunto la Guzzanti. Insomma, udite udite, il premier fu il vero artefice della carriera dell’attrice, le fornì quel trampolino di lancio che poi la portò a Tunnel e Avanzi. E lei lo ha «ripagato» con la più sferzante e divertente imitazione e varie altre «carinerie» come l’ultimo film documentario Draquila-L’Italia che trema, spietata denuncia dell’operato del governo sul terremoto all’Aquila.

È stato uno dei protagonisti di quel memorabile show, Silvio Orlando, a raccontare l’aneddoto a Maria Latella durante la trasmissione Scusi, Lei è favorevole o contrario?, in onda oggi (la puntata è registrata) alle 22.50 su Lei (canale Sky 125). «Feci una trasmissione - racconta l’attore - L’Araba Fenice, che fu molto censurata. Ricci si era scatenato e aveva messo dentro di tutto, da Moana Pozzi al coro religioso di Comunione e liberazione, quindi non era trasmettibile. Per cui Berlusconi se ne occupò in prima persona, non era ancora entrato in politica. Fu costretto a rivedere quel programma cercando di salvare le cose che lui riteneva salvabili. Dalla torre famosa ci salvammo: io, Sabina Guzzanti e David Riondino». Tra gli irriverenti sketch (perché alla fine Ricci riuscì a trasferire da Matrjoska tutto il cast) c’erano le finte critiche artistiche di Eva Robin’s, il film impegnato del regista Montecucco, interpretato da Riondino, i tratti satirici di Disegni & Caviglia. La Guzzanti interpretava personaggi come la cantante ecologista Matylde, la bambina indemoniata, una ragazza petulante che ripeteva sempre la parola «Occhei», una parodia dell’antropologa Ida Magli e una suora vittima di apparizioni mistiche.

Orlando racconta anche che «tutti e tre (lui, Riondino e la Guzzanti) andammo in visita ad Arcore a casa di Berlusconi», affrontando una di quelle lunghe e particolareggiate visite alla reggia del premier. «Visitai anche i sotterranei, una cosa alla Goldfinger. C’era un’enorme piscina e poi la casa era piena di schermi, perfino nel bagno piccolo in alto c’erano tre piccoli schermi che trasmettevano Canale 5, Italia 1 e Retequattro».

Chissà se il premier rammenta la vicenda. Insomma, un tempo aiutò Sabina. Poi la Medusa (sempre della famiglia) finanziò anche il suo primo lungometraggio, quel Bimba che non fece boom al botteghino. Ora lei è in testa alla lista di personaggi che il Cavaliere non vorrebbe più vedere su nessuna televisione del pianeta. Anzi, ogni sua - ormai rarissima - apparizione gli fa venire l’orticaria, forse ancora più di Santoro. Addirittura la primavera scorsa, un ministro, Sandro Bondi, non accettò l’invito del Festival di Cannes perché Draquila a suo parere «offende l’Italia». Perché lei, nel frattempo, si è trasformata, da ottima attrice comica, in un Savonarola con la lancia in resta al cui confronto impallidisce pure Travaglio.