Stranieri, all’Esquilino la scuola di Babele

Lidia Scognamiglio

Roma come Babele. Le scuole della capitale parlano sempre più lingue. Cina, Filippine, Bangladesh, Ecuador, Perù, Romania, Ucraina, India. Sono innumerevoli i Paesi di origine dei 30.654 minori stranieri registrati all’anagrafe del Comune. Secondo gli ultimi dati disponibili, forniti dall’assessorato capitolino alle Politiche educative e scolastiche, il 13,6 per cento degli immigrati presenti a Roma ha meno di 18 anni. In aumento anche le nascite, se si pensa che, alla fine del 2003, ben 6.661 bimbi avevano meno di due anni.
Attraverso un viaggio tra gli istituti della Capitale scopriamo come queste cifre, a volte, si moltiplicano arrivando fino al 40 per cento degli iscritti. È questo il caso dell’Istituto comprensivo «Daniele Manin», all’Esquilino, che ospita scuole materne, elementari e medie. Su 870 bambini ben 300 sono stranieri, provenienti da 18 diverse nazionalità, con una netta prevalenza di cinesi. Vengono, invece, da 39 Paesi differenti i 183 studenti che frequentano l’istituto professionale «Carlo Cattaneo» del Lungotevere Testaccio. «Quattro anni fa avevamo tra i nostri iscritti solo dieci studenti stranieri - spiega il dirigente scolastico dell’istituto professionale «Sisto V» - oggi, invece, su 403 allievi 50 sono di origine non italiana, in particolare abbiamo 16 romeni, 7 filippini e 5 macedoni. Da qualche anno siamo di fronte ad una presenza di stranieri non solo numericamente più cospicua, ma soprattutto costituita da figli di famiglie di recente immigrazione». È multicolore anche la scuola dell’infanzia. L’istituto «Saffi» del quartiere San Lorenzo ospita 21 bimbi, dai due ai cinque anni, provenienti da dieci Paesi stranieri.
Il progetto di integrazione e dialogo tra le diverse culture e religioni parte proprio dalle scuole materne. Qui difficilmente si assiste, però, a gesti di discriminazione, emarginazione o razzismo. «Il vero problema nell’integrazione non sono i bambini, ma i loro genitori - afferma Simonetta Salacone, dirigente scolastico della scuola elementare Iqbal Masih - i bimbi, infatti, non percepiscono le differenze come facciano noi e sono privi di ogni pregiudizio. Siamo noi grandi a dover imparare da loro». «La nostra scuola - continua Salacone - da circa 20 anni, accoglie gli alunni dei campi Rom. Quest’anno contiamo 43 bambini iscritti e frequentanti. Sono i genitori, e non i loro figli, a lamentarsi perchè i rom sono violenti e sporchi, afferrandosi a pregiudizi che il più delle volte non corrispondono a realtà».
«Al fine di costruire una società interculturale e non semplicemente multietnica il Comune - spiega l’assessore capitolino alla Scuola, Maria Coscia - da anni promuove e sostiene diversi progetti e iniziative». Da tre anni i 340 istituti che aderiscono al «Forum delle Scuole Intermundia» organizzano servizi specifici per gli studenti migranti e le loro famiglie. I «Poli Intermundia» sono, invece, dei centri educativi interculturali, dove si svolgono attività, come l’insegnamento dell’italiano, laboratori musicali, sportelli di ascolto rivolti non solo ai bambini, ma anche agli adulti. «Ai quattro poli già esistenti - ha detto l’assessore Coscia - se ne aggiungeranno altri due, nel IX e nel IV municipio, entro quest’anno. L’obbiettivo è, comunque, quello di un centro per ogni municipio. Continueranno, inoltre, le attività del “Tavolo interreligioso“, a cui siedono buddisti, islamici, ebrei, protestanti e, da quest’anno, anche ortodossi».