«Via gli stranieri». E incendiano il quartiere

Sono sempre loro, fanno parte dello stesso gruppetto di circa 45-50 persone, tutti ragazzi dai 21 ai 22 anni, italiani di origini siciliane, campane, ma soprattutto calabresi. Nuove generazioni di balordi che nulla hanno a che fare con le storiche famiglie malavitose del quartiere. Ma che, se definiti «ras del Covetto», si gonfiano pure d’orgoglio. La lista dei loro crimini per asserire il dominio sul territorio al grido di «No ai maranza in Corvetto» (così si sono registrati anche su Facebook) è lunga, lunghissima, come ci hanno tenuto a sottolineare gli investigatori del commissariato «Mecenate» guidati dal vice questore aggiunto Francesca Fusto. Che ne hanno denunciati cinque, accusati di aver dato fuoco, la notte dello scorso 3 aprile, a otto motorini e a una bicicletta davanti alla filiale dell’Unicredit all’angolo tra via Oglio e corso Lodi. Vera zona di confine tra il «loro» territorio (piazzale Gabrio Rosa, via Mompiani e via dei Cinquecento) e quella dei «maranza», come questi balordi sono soliti chiamare gli extracomunitari di origine nordafricana che popolano e spacciano tra piazza Ferrara, piazzale Angilberto, via dei Panigarola e via Ravenna. Due aree bene definite dalla furia xenofoba degli italiani.
«Il 3 aprile, nonostante l’incendio, appiccato con una miccia e ripreso dalle telecamere dell’Unicredit, abbia provocato un forte botto perché si è propagato danneggiando anche la vetrata della banca e raggiungendo anche il secondo piano dello stabile, non ha sortito reazioni da parte del quartiere: nessuno ha chiamato la polizia o i carabinieri - spiega la Fusto -. I pompieri sono stati allertati dalla polizia che passava in zona: c’è ostilità verso le forze dell’ordine».
Attraverso le immagini delle telecamere della banca (che mostrano i ragazzi abbracciarsi entusiasti dopo aver appiccato il fuoco) gli investigatori del commissariato sono risaliti ai cinque. Tutti sono stati denunciati per incendio, ma alcuni anche per spaccio e detenzione di armi. Nell’abitazione del capo del gruppetto, infatti, la polizia ha trovato una balestra, una spada giapponese, oltre a un’accetta e numerosi coltelli, e spray usati per scrivere sui muri: il giovane era già sottoposto a misura di prevenzione.
Tuttavia membri di questo gruppetto, nel corso degli ultimi anni e sempre a scopi xenofobi o, comunque, per ribadire la loro volontà di dominio sul territorio, hanno commesso molti reati in zona. Il 9 febbraio 2005 avevano pestato a sangue un automobilista, un anno dopo circa avevano picchiato un invalido e il 9 aprile dello stesso anno avevano aggredito un fotografo fuori da San Vittore. Senza contare il famoso episodio del 2 maggio 2006 quando in piazzale Gabrio Rosa, avevano mandato all’ospedale una decina di ghisa, mentre il 9 settembre avevano massacrato un passante. Il 20 gennaio 2008, dopo aver scaricato le armi contro la discoteca «Karma» di via Fabio Massimo, ferendo alcune persone in maniera grave, finalmente due di loro erano finiti in carcere.