Gli stranieri in fuga dal Dubai Crolla il mito dell’Eden di sabbia

REPORTAGE/ Tremila auto lasciate all'aeroporto da chi, indebitato, scappa temendo la galera. Disoccupti: ogni giorno cancellati 1.500 permessi di soggiorno

Sui numeri di chi va e chi viene, è battaglia. Ma che Dubai sia in crisi e che migliaia di stranieri siano in fuga, schiacciati dalla tempesta finanziaria mondiale, che non ha risparmiato nemmeno quella che negli scorsi anni era l'economia più impetuosa del Medio Oriente, è sicuro. «Non c'è modo di stimare i numeri attuali - ha detto al Times un diplomatico occidentale - ma l'evidenza dei fatti è schiacciante. Dubai si sta svuotando».

Intere zone della città, che negli ultimi anni si è espansa in maniera incredibilmente veloce, sia per quanto riguarda le nuove abitazioni sia per quanto riguarda i prezzi dei medesimi, sono quasi disabitate. Ora, gli stranieri, che compongono quasi il 90% della popolazione dell'Emirato, sono preoccupati. Perché assieme all'economia sono in pericolo anche i lavori di chi non è già stato licenziato. Lo scorso mese un giornale locale, citando anonime fonti governative, ha detto che ogni giorno a Dubai si stanno cancellando 1.500 permessi di soggiorno per lavoro. Un numero che le autorità non hanno voluto commentare: Humaid bin Dimas, un portavoce del ministero del Lavoro, interrogato a riguardo, ha detto che non avrebbe confermato né smentito il numero.

Ma c'è anche a chi sta andando peggio. A Dubai, infatti, la legislazione è integrata dalla Sharia e il codice islamico prevede pene molto severe per chi non onora i propri debiti. Cinque anni fa l'Emiro, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, ha lanciato il suo piano per trasformare la città in una località turistica e in un hub finanziario. E con una crescita del Pil in doppia cifra, migliaia di occidentali ci si sono fiondati, sia per lavoro, sia per speculare nel mercato immobiliare, investendo nelle nuove costruzioni e spingendosi a comprare e vendere gli immobili prima ancora che fossero finiti. Ora, molti sono nei guai, e si trovano a possedere case che valgono sempre meno. Come ad esempio Sofia, una trentaquattrenne francese, che ha detto al New York Times di essere molto «preoccupata». «Ho perso il mio lavoro - ha raccontato ai reporter del quotidiano americano -. Ne sto cercando un altro, prima che mi tolgano il permesso di soggiorno. E prima, soprattutto, di non riuscire a pagare le rate del mio mutuo, perché mi hanno detto che rischio anche il carcere».

Ora, molti dei maggiori progetti per nuove costruzioni sono stati sospesi o addirittura cancellati: coi prezzi delle case in picchiata e decine di migliaia di persone che se ne sono andate, la città sembra vuota rispetto all'espansione frenetica degli anni scorsi e il governo, invece di fornire dati precisi, permette che circolino voci che danneggiano ulteriormente l'economia. Al punto che si è arrivato a parlare di 3.000 automobili abbandonate nei parcheggi dell'aeroporto dell'Emirato da persone, letteralmente, in fuga. «Schiacciati dai debiti, gli espatrianti da Dubai danno un nuovo significato al parcheggio lungo», ha titolato con amara ironia il Times, parlando delle vetture abbandonate. «Ogni giorno troviamo più e più macchine - ha riportato il quotidano londinese, citando un membro della sicurezza dell'aeroporto -. Il giorno peggiore è stato quello di Natale, quando ne abbiamo trovate più di due dozzine in una volta sola». C'è chi lascia le chiavi nel blocchetto d'accensione, chi appende al volante bigliettini di scuse. Il governo, da parte sua, smentisce. «Le macchine abbandonate sono soltanto 11», ha scritto il capo della polizia Khalfan Tamim in una nota.

«Andrà meglio? Dicono di sì, e lo spero. Ma non so se ci credo», ha concluso la donna intervistata dal New York Times, che comunque spera di trovare un lavoro velocemente, considerato quanta gente sta lasciando in preda al panico e alle voci più assurde. Come quella che sostiene che Palm Jumeirah, l'isola artificiale costruita per ampliare la città, stia affondando assieme all'economia.