Stranieri, i dati che i giudici non hanno

Le relazioni che due giorni fa hanno aperto l’anno giudiziario di Milano hanno riempito le cronache con i dettagliatissimi dati sulle zone della movida, e le conseguenti polemiche. Al contrario ha colpito la pressoché totale assenza di dati sul fenomeno della criminalità legata all’immigrazione. Coincidenza: appena due giorni prima il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi era stato attaccato per un’equazione che - sulla base dell’esperienza degli ultimi anni - appare una pura constatazione, e che recita: meno immigrati uguale meno criminalità.
Sulla rilevanza dei fenomeni criminali degli stranieri non ci sono dubbi. E non solo per la cosiddetta «percezione» dei comuni cittadini, il cosiddetto «uomo della strada»: lo ha riconosciuto lo stesso il presidente della Corte d’Appello Ruggero Pesce, dichiarando testualmente che «sempre più elevato è il numero dei detenuti e degli imputati stranieri, anche per reati gravissimi, dagli omicidi volontari alla riduzione in schiavitù, allo sfruttamento della prostituzione, all’associazione per delinquere (...) al terrorismo, oltre ai reati, numerosissimi, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti».
Eppure, poche pagine dopo nella relazione, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano esaurisca la questione dei reati commessi dai cittadini stranieri con una nota da una riga secondo la quale «il dato non è rilevabile dal Registro generale». L’incidenza degli stranieri, poi, riappare fra gli allegati alla relazione del presidente del Tribunale, dove si rileva che «il 55,71% degli imputati nei processi sia monocratici che collegiali sono stati cittadini stranieri...». Come dire che il dato degli imputati stranieri è aumentato di poco più dell’1%, e quello degli italiani si è ridotto di una percentuale corrispondente. E ancora, nella relazione del procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori si citano i dati sui minori stranieri e italiani denunciati - con tanto di percentuale riferita ai rumeni (che commettono il 37% dei reati degli stranieri e il 13% del totale); e quindi si riportano anche gli ingressi dei minori italiani e stranieri in stato di fermo e di arresto.
Quindi il dato degli stranieri compare nel report della procura presso il Tribunale dei minori; compare a valle dell’iter processuale - al momento dell’imputazione - ma non è disponibile a monte, nella relazione della procura.
Un quadro utile a ricostruire l’incidenza della criminalità legata agli immigrati lo fornisce invece la Polizia locale. Secondo la quale nel 2009, su 5569 denunce e arresti, 3405 sono a carico di stranieri. Dunque il 15% della popolazione residente (199mila stranieri su 1,3 milioni residenti totali) è responsabile del 61% dei reati. Siamo molto al di sopra dunque del tasso di delittuosità fisiologico (il 15% dei reati). E in effetti la relazione del provveditore regionale per la Lombardia dell’amministrazione penitenziaria certifica che gli stranieri rappresentano il 62% della popolazione carceraria di San Vittore.
«La tesi che i clandestini delinquono alla pari degli italiani, come da alcuni parti è stato avanzato, non sta in piedi», commenta il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato.