Lo straniero americano che fotografa la strada

Q uesto è l’anno dedicato a Robert Frank. Dopo la ripubblicazione del suo libro Gli americani da parte di Steidl editore (in Italia, Contrasto) lo scorso maggio, a 50 anni dalla prima uscita - riassunto di quel viaggio epico in cui attraversò 48 degli Stati Uniti a bordo di una vecchia auto alla ricerca della Beat Generation - è ora tempo per due antologiche che ne celebrano la carriera: mentre si attende l’apertura di «Robert Frank. Lo straniero americano» il 13 ottobre a Palazzo Reale di Milano (con opere dal Fotomuseum Winterthur e dal Fotostiftung Schweiz di Zurigo), è già godibile la raccolta dei suoi scatti su Parigi, al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Un allestimento senza didascalie voluto dallo stesso Frank che predilige dare rilievo all’insieme più che al dettaglio, quasi che ogni scatto fosse il fotogramma di un poetico film in bianco e nero. Fino al 28 dicembre a Cinisello saranno esposte 80 opere, molte inedite, realizzate dal fotografo svizzero durante i suoi soggiorni parigini avvenuti tra il 1949 e il 1952 e rappresentative di quel suo perenne legame con il Vecchio mondo fatto di sguardi negli angoli delle città, di incanto davanti a un venditore ambulante, a una panchina, alla folla che passa. Lui, classe 1924, si trasferì oltreoceano attratto dall’American way of life. Fu un fotografo di strada, più di Doisneau, più di Atget, dai quali trasse riconoscibili ispirazioni. Fu anche un artista «sulla strada», la stessa percorsa da Jack Kerouac, autore con il quale portò a termine diverse collaborazioni professionali.
La sua carriera subì continui cambi di scena. Un pendolare in bilico tra Europa e America, mai totalmente convinto di abbandonare la prima, mai totalmente certo di restare nel Nuovo mondo che si era scelto. Andò negli Stati Uniti nel 1947: giovane e inquieto, voleva fare il fotografo indipendente. Trovò quel che cercava grazie a buoni contatti e alla capacità di prendere le distanze dalla fotografia commerciale per inseguire il suo stile: figure sfuocate, stampe sgranate, prospettive enfatiche a volo d’uccello, sguardo puntato sulle persone più comuni o contraddittorie. Frank racconta Parigi quasi fosse un romanzo, fatto di fioraie chine su mazzi di rose, edicolanti, ombrelli sotto la pioggia, giostrai e locandine. I soggetti sono consapevoli dello scatto, in uno scambio continuo tra lui e loro dove la presenza dell’autore è percepita anche da noi che osserviamo a distanza. La mostra. «Robert Frank. Paris». Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo. Info tel. 02.6605661.www.museofotografiacontemopranea.org.