Lo strano antigiustizialismo su Mastella sull’emendamento truffa del governo

Eravamo nel periodo prenatalizio quando il mondo politico fu scosso dalla denuncia di Claudio de Rose, procuratore generale della Corte dei conti, il quale riferiva che nella Finanziaria era stato inserito il comma 1346 inerente la prescrizione dei reati contabili. Per il governo e i politici della maggioranza fu quasi un’apocalisse: si strappavano le vesti, urlavano che era un’infamia e qualcuno, illuminato da chissà quale veggente, sentenziò, incurante del rispetto dovuto agli italiani e alla loro intelligenza, che si era trattato solo di un banale e disdicevole errore dovuto alla fretta. Avessero avuto almeno il pudore di stare zitti! Sull’onda dello sconforto, o meglio della vergogna, spinto anche dalla presa di posizione di Salvi e di Di Pietro, il governo è corso ai ripari e alla fine dell’anno ha abrogato, con decreto, la tanto vergognosa norma da lui stesso varata. Silenzio assoluto, però, su chi fu il promotore della contestata norma inserita dal senatore Fuda. Che strano governo questo dove ogni tanto, vedasi anche il caso Rovati, qualcuno sotto sotto si inventa qualcosa senza che i capi sappiano e/o percepiscano qualcosa. Bene, sono trascorsi una manciata di giorni dal decreto di fine anno, varato con l’appoggio di tutti i ministri ma della cui efficacia però molti dubitano, che già qualcuno, nonostante le prodiane affermazioni circa la indiscutibile coesione governativa, torna a dissentire su quanto è stato stabilito. Il ministro Mastella infatti di punto in bianco scende in campo per difendere la norma salva reati contabili sostenendo che «c’è uno strano giustizialismo e che occorre valutare il problema in maniera più serena». Sarebbe più opportuno che Mastella, oltre a tener d’occhio eventuali alleanze future e i giochi di potere, si desse da fare per smarcherare l’artefice della porcata; ci arriva la gente comune e non ci arriva lui, è proprio roba da matti.