«Strano, è un’area a basso rischio»

È una zona poco nota dal punto di vista sismico, quella che si trova al largo delle coste del Lazio, a 15 chilometri da Anzio e Nettuno, dove ieri si è verificata una scossa di terremoto di magnitudo 4,5. Secondo il direttore del Centro nazionale terremoti dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), Alessandro Amato, non si tratta di una zona ad alto rischio sismico. Tant’è che nella nuova proposta di classificazione della pericolosità sismica rientra nella terza categoria, quella che corrisponde al rischio minimo. Tuttavia, il sisma che si è verificato ieri è stato risentito in una zona molto ampia, che comprende tutto il litorale laziale, per un totale di una ventina di comuni, fino a Roma e ancora più a Nord, fino a Rieti. E si è trattato anche del più intenso dei 23 terremoti avvenuti in Italia a partire dal primo agosto.
«Anche se questa zona non è molto attiva - ha spiegato Amato - non è completamente nuova ai terremoti». Esattamente nella stessa area, infatti, è avvenuto nel 1919 un terremoto di magnitudo di poco inferiore a 5, ossia molto vicina a quella del sisma di ieri. E anche quello di 86 anni fa si manifestò con una scossa isolata, ossia non seguita da repliche, proprio come sembrerebbe accadere per il terremoto di ieri. «Per il momento - ha detto Amato - è probabile che si tratti di una sequenza unica».
L’ipotesi, ha concluso Amato, è che terremoti come quello del 1919 e quello di ieri potrebbero essere il residuo di un’attività sismica molto più antica. Quanto resta di un tempo, che risale a centinaia di migliaia di anni fa, in cui quella stessa zona era molto più attiva dal punto di vista geologico.