Lo strano bestiario della Fiera di Torino

Approssimandosi la Fiera di Torino, schiviamo per un momento le polemiche su Israele, Napolitano, Vattimo e gli antagonisti pro Palestina, e parliamo dei veri protagonisti: i libri e chi li fa. Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, lo spiega in I mestieri del libro (con prefazione di Stefano Mauri) con spunti divertenti, curiosità e aneddoti di vent’anni di vita tra volumi e tipografie. Per chi si appresta a passare il fine settimana tra gli stand del Lingotto, ecco un piccolo vademecum per comprendere gli strani personaggi in cui vi imbatterete.
Gli editori. «Una signora chiede che cosa faccia un editore: scrive libri? No, risponde l’editore, quelli li scrivono gli autori. Allora li stampa? No, quello lo fa il tipografo. Li vende? No, lo fa il libraio. Li distribuisce nelle librerie? No, quello lo fa il distributore. E allora che fa? Risposta: tutto il resto». (battuta raccolta da Umberto Eco che la leggenda attribuisce a vari maestri dell’editoria, da Arnoldo Mondadori a Valentino Bompiani).
Gli scrittori. «Diciamo che gli autori sono persone facilmente innervosibili, facilmente dedite ai sospetti e molto sole» (Erich Linder). «Si scrive un libro quando non si ricorda l’inutilità di scrivere libri. È una fortuna: senza di questo addio alla storia della letteratura che - strana sorte - è pure una cosa utile anche se è fatta di cose inutili» (Massimo Bontempelli).
I librai. «Qualunque sciocco può scrivere un libro, ma ci vuole un vero genio per venderlo» (J. J. Ballard). «Accidenti, quanti libri! Sono tutti diversi? (Barbara Stanwyck a Gary Cooper in Colpo di fulmine).
Il linguaggio degli agenti letterari. (Della serie, cosa ci si inventa pur di vendere un autore a un editore. Ecco la frase e il suo vero significato): «Ha un grande potenziale = non so proprio quanto possa vendere»; «sto aspettando un’offerta = non ho ancora ricevuto un’offerta»; «un libro tranquillo = un libro noioso»; «ha magnifiche descrizioni = è noioso e inutile»; «c’è molto interesse = lo sto proponendo a tutti»; «facile da promuovere = l’autore/autrice è carino/a e/o farebbe molto volentieri un viaggio in Italia a spese dell’editore»; «è molto diverso dai precedenti = gli altri suoi libri non hanno venduto molto».
Con queste premesse, non stupitevi di quello che vedrete e dei discorsi che sentirete e ricordatevi che comunque «il mondo è fatto per finire in un bel libro» (Stéphane Mallarmé).
caterina.soffici@ilgiornale.it