Lo strano caso di Button, campione senza sponsor

È un segno dei tempi. Via dalla F1 la Honda lo scorso anno, via Bmw e Toyota adesso, via - forse, pare, si dice - persino la Renault e via, al termine della prossima stagione, anche il gommista Bridgestone. Non c’è dunque da stupirsi se il fresco campione del mondo 2009, Jenson Alexander Button, debba rimboccarsi le maniche e andare a caccia di sponsor grandi e piccini pur di trovare i soldi per arrotondare lo stipendio. Il poveretto - si fa per dire - rischia di dover guidare un altro anno a prezzi discount. Perché il suo team proprio non ne ha. Nonostante il mondiale vinto. Una doppia beffa, visto che già la passata stagione la BrawnGp, nata sulle ceneri della Honda, non aveva soldi per gli ingaggi dei piloti e prese da parte il bellone e Barrichello dicendo loro più o meno questo: «Tu eri bollito e tu un pensionato, noi vi facciamo correre ma guai al primo che chiede troppi dané!». Risultato: a Jenson fu decurtato l’ingaggio di diversi milioni (indiscrezione vuole che non l’abbia praticamente percepito) e viaggiò pagandosi addirittura i biglietti d’aereo. All’epoca era però solo un bellone che invecchiava nel Circus senza lasciar traccia di sé, per cui nessuno - lui in primis - si stupì più di tanto. Anzi, il gesto obbligato fu preso come abnegazione alla causa Brawn e non passò Gp senza trovarlo in fila in aeroporto con tutti noi comuni mortali. Anche in economy...
Il discorso, adesso, è però diverso. Non foss’altro perché Jenson è il numero uno; ed è inglese; e i sudditi di Sua Maestà, si sa, in questo sport un tantino contano e rompono. Per cui Oltremanica sono preoccupati per il campione del mondo senza sponsor e, pur di non assistere a questa vergogna nazionale, è da giorni pronta e infiocchettata la voce che lo vorrebbe accanto a Lewis Hamilton in McLaren-Mercedes. Altra voce vorrebbe però il bellone pronto a sorprendere tutti con un improvviso e tonante: «Allora sapete che faccio? Mi sono stufato, il campione del mondo sono io e me ne vado a correre altrove, magari in America...».
Però non succederà, il Circus sgangherato lo salverà, non può permettersi imbarazzanti migrazioni. L’annuncio con cui Ross Brawn, suo boss e proprietario dell’omonimo team iridato, ha comunicato che il bellone potrà andare in cerca di finanziatori, ha infatti il sapore di un gioco delle parti volto a sensibilizzare l’opinione pubblica. Ross ha spiegato al Guardian che «il team non è in grado di offrire al pilota quanto richiesto. Semmai, possiamo dargli maggior libertà nella gestione dei rapporti contrattuali». Ovvero: potrà appiccicare sul casco e sulla tuta lo sponsor che vuole. A patto che se lo trovi. E a patto - sottinteso - che il suddetto benemerito finanziatore contribuisca anche alla causa del team. Per la cronaca, Button chiede per il 2010 una decina di milioni di euro, il team vuole invece restare poco sopra la cifra 2008 (5 milioni?). I suoi predecessori iridati avevano contratti da 24 (Raikkonen) e 20 milioni (Hamilton).
Se vogliamo, trattasi di un altro pasticcio dell’ex gran capo dell’auto, Max Mosley: voleva i team caserecci e fai-da-te tipo Manor, UsF1 e vattelapesca, e li ha avuti. Con Button pronto a bussare a sponsor grandi e piccini, va a finire che il Circus rischia ora di aprirsi agli improbabili slogan dell’idraulico Johnny, della lavanderia cingalese, persino delle pompe funebri di Northampton. Avanti così, e il funerale della F1 che fu sarà bell’e pronto.