"Straordinari detassati anche nel 2009"

Il ministro del Welfare Sacconi: "Gli incentivi sugli straordinari potranno diventare strutturali, ma il sindacato deve collaborare. Agganciare i salari ai prezzi raddoppierebbe l'inflazione. Convocheremo le parti sociali per mettere a punto misure di aiuto ai disoccupati"

Roma - I primi risultati della detassazione degli straordinari e dei premi aziendali appaiono incoraggianti. Nel settore privato si lavora di più, e si guadagna di più. Maurizio Sacconi, da ministro del Lavoro (e non solo) lei dovrebbe esserne soddisfatto.
«Sono dati incoraggianti, in particolare perché si sono raggiunti in un contesto di bassa crescita e con molte imprese che non hanno ancora fissato i premi. A maggior ragione, possiamo sperare che verso la fine dell’anno si verifichino effetti positivi sulle componenti premiali del salario. Gli straordinari “lubrificano” il meccanismo. Noi puntiamo sui premi, sui salari di produttività che dovrebbero diventare parti sempre più importanti della retribuzione».

Con questa norma, il governo ha creato un ambiente favorevole alla riforma della contrattazione. Faciliterà l’intesa tra sindacati e datori di lavoro?
«È la congiuntura sfavorevole che ci ha spinti a incoraggiare il lavoro attraverso i premi detassati. Ora tocca alle parti sociali, imprese e sindacati, trovare un’intesa sulle modalità della contrattazione, valorizzando la dimensione aziendale. Tutta la nostra politica è orientata alla condivisione della fatica e dei risultati. Vede, l’Italia può crescere anche in controtendenza rispetto agli altri Paesi, perché ha buoni fondamentali nella struttura finanziaria, nella solidità delle banche, nella capacità di risparmio delle famiglie, in una industria manifatturiera che si è riorganizzata sul modello della “multinazionale tascabile”. Do molta importanza alla trattativa, dev’essere un segnale di svolta per il Paese».

Per crescere di più?
«Per la crescita abbiamo bisogno di coesione sociale. Io spero che imprese e sindacati vogliano valorizzare le persone che lavorano. Una volta raggiunto l’accordo, convocheremo Regioni e parti sociali per coinvolgerle nelle politiche di protezione della disoccupazione. Il disoccupato non deve essere lasciato solo, ma aiutato attraverso servizi di collocamento e non solo con il sussidio».

Fa previsioni per la ripresa del negoziato, anche alla luce dell’alta inflazione? I sindacati lamentano scarsa attenzione per il potere d’acquisto dei salari.
«Non voglio entrare nel merito del negoziato, lavoro perché si raggiunga un buon risultato lasciando che il gioco si svolga fra sindacati e imprese. Sono comunque ottimista, l’accordo entro settembre è possibile anche grazie alla detassazione che abbiamo attuato. Una cosa sola voglio dire con forza: bisogna evitare a ogni costo la rincorsa tra prezzi e salari, che porterebbe rapidamente l’inflazione a raddoppiarsi, raggiungendo l’8% con conseguenze disastrose sulla capacità dei redditi da lavoro. I salari devono crescere, ma in quanto ancorati alla produttività».

E se l’intesa arriverà, come lei si augura, e se i risultati della detassazione proseguiranno nei prossimi mesi, il governo renderà strutturale la norma?
«La detassazione deve diventare strutturale. Il passaggio fra la sperimentazione e la strutturalità avverrà gradualmente, in base alle disponibilità di bilancio. Per il 2009 prorogheremo l’esperimento in corso nel settore privato. Per quanto riguarda il pubblico impiego, valuteremo gli oneri, ma anche i risultati del grande lavoro che sta facendo Renato Brunetta. Deve essere comunque chiaro che per il 2009 la manovra è già fatta, con una robusta proiezione triennale. Adesso l’obiettivo è di far crescere l’economia e la ricchezza: in questa prospettiva penseremo al potere d’acquisto delle famiglie, in proporzione ai componenti, e ai pensionati. Questi sono i temi in agenda dal 2008 in poi».

E prima?
«C’è un grande tema irrisolto: la formazione, sia quella iniziale che quella permanente. Ha finora prevalso un’impostazione ostile alla formazione sul luogo di lavoro, privilegiando quella esterna. L’impresa è invece un luogo altamente formativo. Vogliamo attuare una rivoluzione copernicana nella formazione, coinvolgendo Regioni, datori di lavoro e sindacati nel riconoscere la centralità dell’impresa nel processo formativo».