«Straordinaria ingiustizia»

Un comunicato della società ribadisce la propria «assoluta correttezza». Un errore di Ruperto regala la Uefa ai rossoneri

Gian Piero Scevola

Ma che bel pastrocchio ha combinato la Caf. Evidentemente Cesare Ruperto con l’aritmetica ha qualche problema: dare 44 punti di penalizzazione al Milan per impedirgi di fare le coppe, è stato come regalargli la partecipazione all’Uefa perché l’Empoli, con un punto di più nella classifica finale e quindi iscritto alla seconda coppa europea, non ha titolo per parteciparvi perché non dispone della licenza Uefa. I toscani infatti non hanno rispettato i parametri e non hanno neppure fatto richiesta per adeguarsi. Ergo, non possono giocare in Europa. Ergo il Milan, che questi parametri rispetta da sempre, può cercare di vincere l’unica coppa che manca al suo incredibile albo d’oro.
Un autentico autogol, quello di Ruperto che la dice lunga sullo stato di confusione in questa sesta e ultima giornata di camera di consiglio dedicata esclusivamente alla «confezione» delle sanzioni.
Ma la consolazione che si tratta solo del primo grado, aver evitato la serie B e l’aver «trovato» la Uefa non basta al Milan per non considerare «affetta da straordinaria ingiustizia» la sentenza emessa dalla Caf, anche perché la società di via Turati non aveva mai preso in considerazione la possibilità di una retrocessione. Il comunicato di commento è durissimo e non lascia dubbi su come il Milan abbia accolto una sentenza contro la quale farà reclamo «nella certezza che il provvedimento verrà radicalmente modificato in sede d'appello» non appena verrà a conoscenza delle motivazioni: «L'Ac Milan ritiene che la decisione della Caf si affetta da straordinaria ingiustizia e meriti senz'altro integrale riforma» e viene inoltre ribadita «l'assoluta correttezza dell'operato della Società».
Società che potrà competere in Europa perché Ruperto, invece di 44 punti, avrebbe dovuto darne 46 di penalizzazione al Milan: infatti in classifica, dietro l’Empoli, a quota 43 ci sono l’Ascoli (che come i toscani non ha i requisiti Uefa) e l’Udinese (che invece i parametri Uefa li ha rispettati). Il Milan avrebbe dovuto chiudere il campionato con 42 punti, qui sta l’erroraccio della Caf che ora dovrà essere rimediato dalla Corte Federale con una sanzione ulteriormente afflittiva di 46 punti (ma riusciranno i supremi giudici del calcio ad arrivare a questo punto?) o, direttamente, dal Commissario straordinario Rossi che, al momento di iscrivere i tre club italiani in coppa Uefa, ha la possibilità di presentarne solo due: Livorno e Parma. È un suo diritto e proprio questa appare la strada più facilmente percorribile, con tutte le polemiche del caso che ne conseguirebbero. A meno che nella sentenza della Caf, magari aggiunta in extremis, non ci sia un’esplicita sanzione che vieti la partecipazione della squadra rossonera alle coppe.
Il Milan ha subito emesso un laconico comunicato che recita: «L’Ac Milan ritiene che la decisione della Caf sia affetta da straordinaria ingiustizia e meriti senz’altro integrale riforma. Verrà proposto reclamo non appena disponibile il testo della decisione nella certezza che il provvedimento verrà radicalmente modificato in sede d’appello, con il riconoscimento dell’assoluta correttezza dell’operato della società». Ma, sul sito rossonero, è subito apparsa una nota dove si dice che i rossoneri giocheranno la prossima coppa Uefa al posto dell’Empoli che non ha la licenza europea, senza la quale è impossibile partecipare alle coppe europee. Interpellata al riguardo, la società toscana ha affermato di poter entrare in possesso della licenza Uefa con procedura d'urgenza. Il non partecipare a una manifestazione europea avrebbe comportato al Milan un mancato introito di almeno 25-30 milioni: diritti tv, pubblicità, premi per i punti in Champions, merchandising e tutto quanto ruota intorno all’Europa. Ecco perché anche l’Uefa, Caf permettendo, rimane un affare.