Strappata la fiducia Prodi e D’Alema rivogliono i Dico

Il premier: «Proposta rispettosa della famiglia». Il ministro ds: «Non abbiamo abbandonato la battaglia». Ma i cattolici di Udeur e Margherita sono pronti alla mobilitazione: non passeranno. <strong><a href="/a.pic1?ID=161000">E sull'Afghanistan l'Unione cerca di non affondare al Senato</a></strong>

Roma - La frattura sui Dico consumata dentro la maggioranza in Parlamento si allarga al Paese. Movimenti ed associazioni si mobilitano per rivendicare i propri opposti punti di vista. Alla marcia su Roma del prossimo 10 marzo, promossa delle associazioni gay, alla quale hanno aderito anche molti esponenti della maggioranza e del governo, risponde la chiamata del mondo cattolico a vigilare sull’iter parlamentare del ddl ed a tenere alta la bandiera della famiglia, anche scendendo in piazza. La maggioranza e il governo però non hanno nessuna intenzione di abbandonare i Dico alla deriva del dibattito parlamentare e propongono un confronto allargato alla società come avvenne ai tempi dell’aborto e del divorzio. E a garantire che il governo si sente ancora impegnato sulle coppie di fatto e i Dico è il premier Romano Prodi: «Non li abbiamo buttati a mare perché non violano assolutamente i fondamenti della famiglia - dice -. Le proposte sono 9, sarà il Parlamento a decidere quale mandare avanti».
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema. «Non è vero che il centrosinistra ha abbandonato il tema dei diritti dei conviventi. Il governo ha fatto la sua parte con una proposta di mediazione avanzata e ha interesse perché ci sia un confronto politico e culturale non solo nel Parlamento ma nel paese», dice il vicepremier, parlando al Congresso della sinistra giovanile. Si cercherà, prosegue D’Alema, «una proposta di mediazione tra laici e cattolici perché non vogliamo che su questi temi ci sia uno scontro». Non uno scontro ma una sfida, aggiunge «a quella destra che si dice laica» e che ora deve affrontare «la prova della verità visto che si è definita impunemente liberale». Come a dire che il ddl potrebbe farcela con l’appoggio dei laici del centrodestra.
Più cinico e pragmatico il diessino Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay: se non passeranno i Dico allora non voterà i provvedimenti a favore della famiglia. «Il dodecalogo di Prodi parla di tante cose tra cui anche di famiglia - spiega Grillini -. Qualunque discorso sulla famiglia che venga fatto in Parlamento deve avere i voti esattamente come per le coppie di fatto. Chi volesse mettere in contrapposizione le due questioni deve sapere che se esiste un problema di maggioranza su un tema, potrebbe esistere anche sull’altro tema». Insomma i fautori dei Dico sono pronti a sfilarsi quando si tratterà di votare ad esempio a favore delle famiglie numerose. Grillini comunque conta sul fatto che la discussione sui Dico riprenderà martedì in Commissione Giustizia del Senato.
Ma i laici al Senato si troveranno di fronte il muro invalicabile eretto dall’Udeur di Clemente Mastella a braccetto con i teodem della Margherita. Che cosa sono disposti a concedere sul fronte delle convivenze, etero ed omosessuali, i cattolici della sinistra? Poco. Anzi pochissimo come spiega la stessa senatrice, Paola Binetti. I teodem ritengono non ci sia affatto bisogno di un ddl ad hoc per evitare le discriminazioni nei confronti delle coppie omosessuali e tutelare i diritti. «Il riconoscimento dei diritti nelle coppie di fatto c’è già nel nostro codice civile - spiega la Binetti -. Quello che noi possiamo fare è raggruppare in modo organico i provvedimenti che al momento sono sparsi, pubblicando delle linee guida per i conviventi». Insomma una sorta di vademecum per le convivenze «fai da te» che non comporterebbe alcuno stravolgimento della legislazione vigente e niente altro perché, insistono i cattolici, la famiglia è un’altra cosa.
Posizioni inconciliabili che rodono dall’interno le fondamenta della maggioranza di governo. Tocca ancora una volta a Giuliano Amato, ministro dell’Interno, cercare di ricomporre le fratture per riaprire il dialogo tra laici e cattolici. «Ci sono legami forti anche al di fuori di quelli convenzionali, ma che sono comunque modi di incontrare l’altro e di condividere con l’altro - dice Amato -. Quando c’è solidarietà e amore, questi legami vanno trattati con amore e non come un peccato da cancellare».