Strappo del leader di An: "È una pagina storica, la gente ci vuole insieme"

Soddisfazione dopo l’incontro di Palazzo Grazioli. E Gasparri dedica l’accordo a Tatarella. Solo Tremaglia perplesso: non muoia il nostro simbolo

Roma - L’ultimo passo arriva nell’ora più difficile, quella del lutto più intimo, la morte di mamma Erminia. Ma è un Gianfranco Fini determinato quello che arriva a Palazzo Grazioli per definire le modalità dello «strappo» definitivo da una storia lunga decenni. La sofferenza personale ha rinsaldato il rapporto di amicizia con Silvio Berlusconi e ora alla mestizia si mescola la soddisfazione politica per l’uscita da una stagione prolungatasi fin troppo. Nasce il Popolo della libertà, An va in soffitta assieme al suo simbolo. Dopo Fiuggi e più di Fiuggi, sembra compiersi pienamente quel progetto più volte sembrato a portata di mano e sempre sfumato nell’ultimo miglio.

«Una pagina storica della politica italiana», la definisce il leader di An alla fine dell’incontro con Berlusconi. Dalle urne del 13 aprile, spiega, nascerà «un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo, e quindi alternativo alle sinistre». Il dado è tratto e non si tornerà indietro, assicura. Già dagli esordi della nuova legislatura il «popolo del 2 dicembre avrà un’unica voce in Parlamento», dimostrando nei fatti ciò su cui hanno concordato pienamente i due leader, cioè «che gli elettori del centrodestra sono animati da uno spirito unitario maggiore di quello degli eletti nei partiti». Una considerazione che ancora sembra non appartenere a Pierferdinando Casini, cui Fini lancia l’ultimo appello: «Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina storica assieme a noi...».

L’appello cade nel vuoto, e Casini ribadirà di voler scegliere la strada solitaria. Più realistico vedere quel che già c’è: buttati alle ortiche dissapori e incomprensioni tra le due maggiori forze della Cdl, i rapporti tra Forza Italia e An tornano i migliori di sempre e la fusione stavolta si fa «a caldo». Anche se Fini «doverosamente», dice, non vuole sottrarsi alla «ratifica» dell’accordo da parte della Direzione del partito. Però si cambia totalmente registro: lo scenario politico sta modificandosi sotto gli occhi degli italiani e il bipolarismo - dopo anni di camicie di forza elettorali - promette di sbocciare in maniera semplice e lineare, già nella cabina elettorale. Stavolta nulla hanno potuto calcoli di convenienza o freni degli stati maggiori. La convergenza programmatica tra forze molto vicine diventerà del tutto organica: risultato frutto dell’intuizione e dello spontaneismo berlusconiani, ma anche dell’ultimo minuzioso lavorio tra i due quartier generali. Non a caso all’incontro è presente il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli, che di questa prospettiva è assiduo sostenitore.

Anche un altro dei «colonnelli» di An, Maurizio Gasparri, è entusiasta della «storica svolta». «Ci abbiamo lavorato per anni - dice -. Idealmente questo risultato va dedicato a Pinuccio Tatarella, di cui ricorre proprio oggi il nono anniversario della scomparsa. Con Fini, Tatarella è stato uno dei fautori della crescita e della modernizzazione della destra. Oggi finalmente siamo arrivati a questa convergenza di forze, energie e progetti che si accinge a governare l’Italia attraverso una proposta unitaria...». Il fratello di Pinuccio, Salvatore Tatarella, saluta la coincidenza con toni commossi: «Ora il percorso si fa più entusiasmante che mai: si preparano giorni eccezionali».

Punta sulla convergenza programmatica, invece, l’aspettativa di Gianni Alemanno, secondo il quale la «chiarezza e coerenza» della ricetta per gli italiani sarà l’unica condizione per riuscire a dare un «forte messaggio di cambiamento». Così da battere Veltroni «non soltanto dal punto di vista numerico, ma anche da quello culturale e politico». Non mancano voci prudenti, o prudentemente dissenzienti. Come quella di Mirko Tremaglia, che ancora non crede alla morte del simbolo di An, dopo quello del Msi. «Vedremo, vedremo... Si dicono tante cose in campagna elettorale, si muovono tanti scenari. Il simbolo di An non può sparire così, da un momento all’altro, ne dovremo discutere...». Ma se discussione sarà, sembrerà anche superata dalla storia.