Strasburgo, ennesimo flop dell'intelligence francese

Cherif Chekatt era già noto alle autorità ed è ancora in fuga

Gli attentati ai Champs Elysees e a Nizza sembravano quasi lontani in un momento in cui il problema principale di Parigi sembrava essere quello dei gilet gialli e invece in Francia torna la paura del terrorismo jihadista.

Ancora una volta viene preso di mira un mercatino di Natale e per l’ennesima volta il soggetto in questione era già noto alle autorità; stavolta però c’è un’ulteriore beffa visto che la polizia francese, almeno in teoria, doveva arrestarlo in mattinata presso la sua abitazione nella periferia di Strasburgo, ma gli agenti accorsi sul posto non lo hanno trovato in casa. L’arresto era tra l’altro legato a un’indagine per rapina, non per terrorismo. Una casualità dunque? E’ presto per dirlo.

Il terrorista in questione si chiama Cherif Chekatt, 29 anni, cittadino francese di origine maghrebina e oltre ai precedenti penali risultava già noto come soggetto radicalizzato ed era schedato con la “S”, lettera con cui vengono indicati i profili considerati una potenziale minaccia per la sicurezza. La gendarmeria sarebbe inoltre alla ricerca di un secondo sospetto in fuga.

Nella nottata è poi arrivata la seconda beffa di Chekatt alla gendarmeria francese: secondo alcune testimonianze infatti Cherif è fuggito su un taxi, subito dopo la sparatoria al mercatino e sarebbe stato ferito dalla polizia. Le forze dell'ordine lo avevano localizzato in un palazzo di rue d'Epinal ma l'uomo è riuscito a scappare.

Non è certo la prima volta che all’intelligence francese sfugge di mano un soggetto già noto, monitorato per radicalizzazione e con precedenti penali, tra i più noti ci sono Mohamed Merah, Mehdi Nemmouche, i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly.

Il problema è complesso perché gli individui radicalizzati di origine maghrebina con cittadinanza francese sono veramente tanti e l’intelligence francese fa fatica a monitorare costantemente tutti; d’altra parte, trattandosi di soggetti con nazionalità francese non è nemmeno possibile espellerli e ciò va chiaramente a discapito della sicurezza nazionale, come dimostrano i fatti. Va inoltre sottolineato che l’intelligence francese fa fatica a penetrare all’interno di molte di quelle banlieue dove si annidano elementi radicali, con tutte le relative ripercussioni a livello di Humint, dunque di difficoltà nel reperire quelle informazioni che risultano poi essenziali per l’attività preventiva.

Un quadro decisamente infelice per un paese come la Francia, target europeo prediletto dai jihadisti da dove sono partiti quasi 2mila foreign fighters per unirsi ai jihadisti dell’Isis e di al-Qaeda in Siria e Iraq. Intanto i due terroristi restano in fuga e si attendono sviluppi.