La strategia del Cavaliere: il voto a Milano sarà un referendum sui pm

Una vittoria al primo turno della Moratti sarebbe letta come un voto
contro la Procura meneghina. Anche perché le critiche di Bossi sul caos
giustizia catturano gli elettori indecisi o non in linea con certe prese
di posizione del premier

Roma - Della questione in verità si occupa poco. Perché la giornata è tutta dedicata allo sprint della campagna elettorale con mattinata al tribunale di Milano per l’udienza Mills e serata a comiziare in quel di Arcore. Chi lo ha sentito negli ultimi giorni, però, giura che questa volta Silvio Berlusconi sarebbe un pizzico perplesso dall’atteggiamento di Umberto Bossi e dai continui strappi del Carroccio. Non che sia la prima volta, visto che nonostante l’alleanza tra il Cavaliere e il Senatùr non sia mai stata in discussione ormai dalle regionali del 2000, qualche braccio di ferro c’è già stato. E guarda caso sempre a ridosso di una qualche tornata elettorale.

Lo schema, insomma, sembra quello di sempre. Anche se più di un colonnello del Pdl assicura che a questo giro il premier starebbe seguendo lo sgomitare leghista con una certa attenzione visto che il Carroccio, è noto, ormai da mesi è alle prese con una vera e propria guerra di successione in vista del dopo Bossi. In verità, della questione pare che Berlusconi si stia preoccupando fino a un certo punto, forte di un asse con il Senatùr che considera a prova di tempeste elettorali. Ed ecco perché mentre il leader della Lega si affretta a scusarsi con Giorgio Napolitano e a dargli ragione sui magistrati che «non si può dire siano un cancro», il premier sembra non curarsene troppo. E derubrica la vicenda come il frutto di un retroscena giornalistico («lo sapete che non leggo i giornali», risponde ai cronisti che in tribunale gli chiedono conto delle divergenze con l’alleato).

Il Cavaliere, infatti, sembra convinto che il doppio binario stia iniziando a pagare. E che un Bossi così critico su certi temi particolarmente sensibili per Berlusconi non faccia altro che catturare quella parte di elettorato di centrodestra che negli ultimi mesi ha manifestato qualche perplessità sulla linea del premier. Mentre il Pdl pesca nell’elettorato più fedele, insomma, la Lega starebbe catalizzando l’attenzione di quella parte di indecisi che comunque non voterebbero mai per un candidato del centrosinistra. E l’ultimo sondaggio di Alessandra Ghisleri pare sia di un certo conforto, visto che secondo Euromedia Letizia Moratti è a un soffio dal farcela al primo turno (mentre due settimane fa era decisamente sotto il 50%) con la coalizione che la sostiene decisamente più avanti di lei.
Chi davvero non gradisce l’altalena leghista, insomma, sono i maggiorenti del Pdl, piuttosto agitati e preoccupati dalla svolta «prudente» di Bossi che potrebbe erodere non pochi voti al Popolo della libertà. Il problema esiste, ma a Berlusconi interessa fino a un certo punto. Le priorità, infatti, restano due. Primo: confermare la Moratti senza che sia necessario il ballottaggio. Secondo: vincere a Napoli e mettere la bandierina su una città da sempre amministrata dal centrosinistra. A quel punto il Cavaliere potrebbe gridare vittoria e sfruttare il voto in chiave nazionale.

Non solo per rilanciare l’azione di governo dopo un successo nella tornata di midterm, ma anche accelerare sulla riforma della giustizia e sulla commissione parlamentare d’inchiesta. Dopo una campagna elettorale dai toni così duri e quasi monotematica, infatti, è chiaro che il premier leggerebbe una vittoria della Moratti come un voto contro «la procura di Milano» e dunque come una forte legittimazione politica. Non è un caso, dunque, che la giornata di ieri sia stata scandita dalla presenza mattutina all’udienza Mills e dal comizio serale ad Arcore dove per l’ennesima volta non ha risparmiato affondi su affondi alla magistratura. Un modo per mettere nero su bianco - è il ragionamento del premier - che il voto milanese sarà una sorta di referendum non solo sulla giustizia ma anche sulle inchieste della procura di Milano.

Anche per questo Berlusconi avrebbe molto gradito l’editoriale di Avvenire che due giorni fa invitava a votare «vagliando accuratamente i valori di riferimento» in particolare su temi come la difesa della vita in tutte le sue fasi, della famiglia tradizionale basata sul matrimonio uomo-donna e della scuola paritaria. Per gli elettori milanesi un endorsement pro Moratti.