La strategia delle molotov sulla strada dei rifiuti

Terzigno (Napoli)Dodici molotov lungo la strada della discarica. L'agguato era pronto a scattare, forse ieri notte se la Digos non le avesse scoperte, o la prossima notte. Le 12 bottiglie incendiarie erano state depositate temporaneamente in un tratto di strada di via Zabatta, a Terzigno (Napoli), privo di pubblica illuminazione.
Erano all'imbocco di un vigneto, in prossimità di una curva dove gli autocompattatori che sversano i rifiuti sono costretti a rallentare. Gli ordigni erano destinati a infrangersi contro i camion della “monnezza“ ma, non solo, anche contro la polizia e i carabinieri che li scortano.
Non ci vuole un investigatore per ipotizzare che le molotov avrebbero potuto provocare una strage. L'agguato per il momento è stato sventato dalla Digos di Napoli, ma fabbricare altre molotov non sarebbe certamente un problema per chi ha deciso di intraprendere la strada della violenza.
Chi è lo stratega che manovra i fili della tensione a Terzigno? Da dieci giorni questa cittadina alle falde del Vesuvio è diventata un terreno di battaglia molto rovente: da un lato ci sono i comitati cittadini, gente pacifica che non vuole l'apertura di un secondo sito, dall'altra, gli strateghi della tensione che si infiltrano nel corso delle proteste notturne. Il bilancio è gravissimo Una mezza dozzina di assalti a polizia e carabinieri, un vicequestore gravemente ferito da un sasso, 3 agenti e un carabiniere finiti all'ospedale per ferite meno gravi. E alcuni autocompattatori distrutti dal fuoco delle molotov. Un danno da centinaia di migliaia di euro per l'erario. Magro il bilancio per gli investigatori: neppure un arresto, neppure una denuncia.
«C'è un substrato criminale, quando sarà identificato andremo a vedere se vi è una connotazione camorristica o una più forte connotazione di ideologismo. È in corso di accertamento se vi sia qualcuno che sta cercando di tutelare interessi economici», dice fuori dai denti Filippo Bonfiglio, capo della Digos di Napoli.
Alla domanda se vi siano i clan dietro la “protesta“, gli investigatori storcono il naso. La pista della camorra è battuta dalla polizia ma non ci sarebbero riscontri per il momento. Più forte la possibilità che vi sia una matrice politica dietro al ritrovamento delle 12 molotov e a quell'altra mezza dozzina di bottiglie incendiarie già lanciate nei giorni scorsi durante gli assalti agli autocompattatori.
Una lista di nomi sarebbe già stata consegnata dalla polizia agli inquirenti della Procura, si tratterebbe di militanti dell'area antagonista. «Qualcuno potrebbe avere intenzione a mantenere accesa la protesta», spiega ancora Bonfiglio.
«Stiamo parlando di armi da guerra, chi le utilizza può rispondere di delitti gravissimi - dice il capo della Digos -. Non siamo ancora in grado di definire il profilo di chi conduce la protesta in questo modo, ma sappiamo che queste persone non hanno niente a che vedere con la cittadinanza, che porta avanti il presidio pacificamente. si tratta in ogni caso di criminali, ci vuole anche fegato a lanciare un ordigno del genere».
Le dodici molotov erano state collocate strategicamente all'ingresso del vigneto, la posizione degli ordigni fa ipotizzare gli investigatori che gli attentatori avessero intenzione di attaccare l'autocolonna di compattatori su due fronti. A monte e a valle della discarica, con diverse vie di fuga a disposizione di quelli che il Dottor Bonfiglio definisce «criminali».
Sul fronte delle proteste degli abitanti della zona, intanto, sembra che le promesse del premier Silvio Berlusconi, trapelate attraverso le parole del sindaco di Terzigno, avrebbero calmato gli animi, almeno sul fronte della resistenza civica. E ai cittadini si chiede, adesso, di tenere a distanza le frange criminali.
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