La strategia di Morgillo: «Ora Cofferati»

Si poteva intuire già dal linguaggio, che quel documento non era proprio farina del sacco di Gianni Plinio. Mancavano all’appello gli ingredienti. Per dire: «sconcertante gravità», «spietato dittatore», «comunista», «metodi degni della peggiore tradizione bulgara». E poi il contorno: il periodare per lunghi incisi, l’ironia provocatoria, l’immancabile riferimento alla «jella» che, si sa, Plinio riesce sempre a infilarla in qualche modo. E invece niente di tutto ciò. Se mai, sul documento contro Fidel Castro che ieri ha spaccato il centrosinistra in Regione spiccano formule miti, «manifestare solidarietà ai giornalisti espulsi», «nota di protesta per l’accaduto», altro che note polemiche.
E infatti non è stata la penna feroce del capogruppo di An a vergare l’ordine del giorno, ma la mano pacata di Luigi Morgillo il collega di Forza Italia. Mente e braccio. Se Marco Nesci di Rifondazione lo avesse saputo avrebbe votato a favore, invece di restare in aula «non votante». Parole sue: «Se lo avesse scritto Morgillo lo avrei approvato, invece lo ha presentato Plinio, quindi è chiaro che si tratta di una strumentalizzazione». Perché, ecco, «Plinio è il più fascista di tutti qui dentro, figuriamoci se posso approvargli un documento».
Lui, Morgillo, la mette così: «Alla prima occasione importante si è dissolta la maggioranza di Burlando. Ce ne saranno moltissime altre». Perché trattasi di strategia, i signori consiglieri di maggioranza sono avvertiti.
Parola d’ordine: sfiancare il nemico, colpirlo nei punti deboli, e cioè sugli affetti, sulle ideologie, su quelle questioni sulle quali nessun partito, Margherita, Ds o Rifondazione, possono venir meno ai propri principi. E pazienza se si tratterà di temi che poco hanno a che fare con le competenze della Regione. Perché l’obiettivo è mostrare le divisioni che nel centrosinistra renderanno difficile governare anche sulle scelte per la Liguria. Così, dopo Fidel, il prossimo «amico» che verrà sottoposto all’attenzione del centrosinistra si chiama Cofferati Sergio, è sindaco di Bologna, ex leader della Cgil e ultimamente ha qualche problemino con la sinistra più sinistra nella sua città. Almeno, questa volta Nesci è avvertito.

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