La strategia di Rafa

nostro inviato ad Appiano Gentile

Preoccupato? Macché, siete fuori strada, Rafa Benitez è contento, contento di tutto e di tutti. A giro d’orologio ha parlato dello stato dell’arte e ha salvato anche se stesso, un piccolo trionfo. «Maicon? Maicon sta bene, anche se si sta sforzando per sopportare un fastidio al ginocchio. Vuole giocare e lo fa per la squadra». E uno. «Milito ha fatto discretamente con il Tottenham? No, ha fatto molto bene, venti minuti con grande intensità, a me è piaciuto molto, magari col Brescia può giocare dal primo minuto». E due. «Coutinho e Biabiany hanno lavorato tanto in difesa nonostante abbiamo una mentalità offensiva». E quattro. «Se Lennon ti punta e va in velocità diventa difficile fermarlo». Salvo anche Chivu. «Non è vero che solo l’Inter ha troppi infortunati. Tutte le squadre che giocano a questi livelli hanno tanti infortunati. Noi siamo i campioni, è normale che tutti guardino noi, ma stiamo lavorando per gestire questa emergenza». Salvo anche lo staff. «Moratti? Sono d’accordo con lui, con il presidente c’è un buon rapporto, parliamo di calcio e parliamo di tutto. Sappiamo che a Londra non è andata bene e avremmo dovuto fare meglio». Salvo anche il «preside». «Non sono geloso di chi è andato a salutare Mourinho. Anch’io ricevo sms dai vecchi giocatori del Liverpool quando vinco, è normale». A volte nasce il dubbio che Rafa...
Però è pur sempre lì, dice che prendere una squadra che ha vinto tutto e cercare di spingerla ancora in avanti non è un compito facile. E quando gli riportano un’intervista di Sneijder in cui dichiara che il valore di Benitez si misura anche nell’aver scelto una panchina che molti avrebbero rifiutato, lui Rafa dice di sentirsi molto motivato: «La possibilità di vincere molti trofei qui mi rende molto contento». Insomma è contento.
Ieri c’è stato anche un episodio simpatico, come direbbe il presidente. A un certo punto Rafa ha raccontato la parabola della Volvo e della Ferrari, una fiaba moderna traslata al gioco del calcio. È Rafa che parla: «Bale? Se in un rettilineo guido una Volvo contro una Ferrari, perdo. La Volvo è una buona macchina, anche perché è un nostro sponsor, ma la Ferrari corre di più». È facilmente intuibile chi fra Maicon e Bale sia la Volvo, ma a quel punto Benitez si è sentito in dovere di esprimersi con una vignetta, magari uno schema, allora si è alzato e si è diretto verso la lavagna dell’aula di Appiano. Peccato, la lavagna c’era ma il pennarello no, e nessuno glielo ha portato! Chissà cosa avrebbe disegnato e possiamo stare certi che anche gli assenti avrebbero trovato riprodotto il suo elaborato su siti, giornali e tv color. Per un attimo abbiamo pensato al medesimo sketch con Josè Mourinho: sarebbero saltati fuori pennarelli di vari colori e misure. Ma non è così che si valuta un buon allenatore.
Rafa sa di aver preso in mano un affare che scotta forte, è in mezzo a un guado e forse ne è il meno colpevole, infortuni a raffica, giocatori che non si stanno ripetendo, ma l’Inter dei gironi Champions della scorsa stagione non è molto lontana da questa, e «In campionato siamo davanti a tutte le squadre che hanno speso molto più di noi sul mercato». Magari non ha capito che Lucio sugli alti si prende le storte, vedi Toni e Crouch, che deve mettere Zanetti dietro Maicon, che a questa rosa manca la fisicità delle scorse stagioni, Ibra, Balo, Cruz, Crespo... «Lo sappiamo - conferma Rafa - ci stiamo lavorando sul prossimo mercato, però mancano anche Stankovic, Thiago Motta e Mariga. Sono d’accordo, ma se poi battiamo il Brescia, la prossima volta di cosa parliamo?». Ed è tornato contento.