La strategia del silenzio

Siamo contenti che abbia vinto Letizia Moratti. Va bene per Milano e va bene per la Casa delle libertà che non è al governo nazionale e che ha, appunto, in Milano e nella Lombardia due roccaforti fondamentali sulle quali può ricostruire un'avanzata nazionale, appunto. Perché si può essere anche dei giganti dell'amministrazione ma il governo nazionale rimane l'obiettivo fondamentale, lo zenith. Roberto Formigoni e Letizia Moratti hanno una responsabilità sulle spalle non solo locale. Quello che si fa qui conta per l'Italia e per il centrodestra. In questo senso la conferenza stampa di ieri poteva essere evitata. Si poteva dire altro e se altro non si poteva dire, era meglio tacere. Le conferenze stampa non sono mai un obbligo.
Dire che la prima azione sarà sperimentare interventi sociali con operatori locali è come dire che entrando a Palazzo Marino il nuovo Sindaco si impegnerà a salutare il signor Franco Brigida, storico custode del palazzo. Dovere, si diceva in altri tempi.
Poi il nuovo sindaco ci ha anche informato che la «preoccupa cercare di mantenere il dialogo con la città e capire le priorità». Passi il dialogo, ma ancora le priorità da capire? Noi la difendemmo quando presentò i cento progetti e disse che avrebbe ascoltato ancora la città e poi avrebbe proposto il suo programma. Questione di onestà, allora. Ora è tempo di decisioni, e anche importanti. Nessuno le pretende subito. Non siamo fondamentalisti dei primi cento giorni ma, da ora in poi, quando parla deve dire.
E poi, ci consenta, con tutta franchezza: non abbiamo alcun bisogno di sentirci dire, nella prima conferenza stampa, che tra i primi incontri ci saranno quelli col sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e con quello di Roma, Walter Veltroni. E, secondo noi, non ne deve sentire il bisogno neanche lei. Non ha bisogno di ritagliarsi, come si dice, un ruolo personale. Le è sufficiente, e avanza, la sua personalità. Queste sono cose che si fanno. Non occorre dirle. Si ricordi del suo elettorato e gli faccia godere almeno una luna di miele.
Milano ha bisogno di fare un salto. Letizia Moratti lo può favorire, lo può suscitare. Faccia quello, ché lo sa fare. Per tutto il resto bastava molto meno, ci creda. Un suo elettore.