Le strategie prima del voto di martedì sul rendiconto

RomaNon è certo facile il compito dei dirigenti del Pdl in queste ore concitate. Come in una cornice digitale, la fotografia dei numeri della maggioranza cambia di continuo tra notizie certe, illazioni, ballon d’essai e incertezze dei singoli. Il messaggio che lo stato maggiore di Via dell’Umiltà - dal segretario ai capigruppo - veicola è sempre lo stesso: «Se ci vogliono sfiduciare dovranno farlo in Parlamento prendendo almeno un voto più di noi». E il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, aggiunge: «Non vedo dietro l’angolo la possibilità di grandi intese, di una stagione del vogliamoci tutti bene. In Italia non c’è dietro l’angolo una socialdemocrazia. Da noi non è possibile la grosse koalition come avvenuto in Germania».
Partendo da questa premessa, i contatti con gli scontenti disponibili all’ascolto delle profferte dell’opposizione sono continui. E si prevede che durante il weekend i colloqui si intensificheranno ulteriormente nel tentativo di serrare le fila in vista del voto di martedì sul rendiconto dello Stato. «Il comunicato finale del G20, che esprime supporto alle misure presentate dall’Italia e dà il benvenuto alla decisione italiana di invitare l’Fmi a portare avanti una verifica pubblica dell’attuazione delle sue politiche potrebbe darci un po’ di respiro. Sarebbe una follia votare adesso contro l’Europa» spiega un dirigente del Pdl. «Voglio vederlo Casini insieme a tutti coloro che si dicono responsabili fare la guerra a misure santificate dal G20». Osvaldo Napoli, a sua volta, fa notare non casualmente, che quello stabilito a Cannes è un percorso «su cui il presidente Napolitano ha messo il sigillo».
La guerra psicologica in vista delle future scadenze, dunque, continua. Così come il tentativo di comprendere davvero cosa faranno i malpancisti. Isabella Bertolini, al momento, viene data come «non recuperabile» ma nel Pdl non disperano in merito a un possibile riavvicinamento durante il fine settimana, magari con l’intervento diretto del premier. Su Giorgio Stracquadanio pochi nutrono dubbi e lui stesso avrebbe fatto sapere che si esprimerà a favore del rendiconto, coerentemente con il voto espresso poche settimane fa. Amedeo Laboccetta si dice fiducioso sul recupero di Giancarlo Pittelli. «È un amico e una persona seria, non abbandonerà mai la maggioranza». E anche Giancarlo Mazzuca, dato tra i dubbiosi, assicura che voterà la fiducia. Ieri, poi, è arrivata la dolorosa notizia della scomparsa del deputato pugliese del Pdl Pietro Franzoso, da tempo in coma per un incidente. Da mesi era forzatamente assente dall’aula e non aveva partecipato ai lavori della Camera, facendo mancare un voto alla maggioranza. Ora verrà sostituito da Luca D’Alessandro, capo ufficio stampa del Pdl, il cui voto, salvo ulteriori defezioni, potrebbe riportare la maggioranza alla Camera a quota 315. Un computo che riequilibra in parte la situazione dopo che i sostenitori del governo erano scesi a 314 con la fuoriuscita dei deputati del Pdl Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito, passati all’Udc.
La linea dentro il Pdl, comunque, è quella di tenere i toni bassi e dialogare con tutti. Gli inquieti del Pdl «hanno posto dei problemi politici a cui il partito ha il dovere di dare delle risposte ora» dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini. «Bisogna cercare di spiegare le motivazioni per le quali devono tornare indietro e ripensare la scelta, senza limitarsi solamente a dire, dovete tornare». E il ministro per le Politiche Europee, Anna Maria Bernini aggiunge: «Io aspetterei la verifica di martedì anche perché questo è un rendiconto che ha già avuto un voto. Attendo di vedere i colleghi responsabili che sono stati votati dal Paese democraticamente sotto la bandiera del Pdl votare come hanno votato settimane fa, favorevolmente rispetto al rendiconto». Assume una posizione chiara anche Deborah Bergamini, tra i primi ad assumere una posizione critica rispetto ad alcune scelte del governo e del partito. «Nel Pdl si sta procedendo a un necessario progetto di rilancio. Per questo credo sia più che mai opportuno lavorare all’interno del Pdl allo scopo di rafforzare la coalizione di centrodestra. Iniziai due anni fa a denunciare le criticità interne e l’esistenza di signorie, fossero esse delle tessere o delle prepotenze. E per questo ho pagato in termini di marginalizzazione. Tuttavia - sottolinea la parlamentare toscana - mi sento di criticare, in questo momento, la decisione di coloro che lasciano il Pdl finendo per prestarsi, magari involontariamente, ai soliti giochi di chi vuole una sola cosa: la resa di Silvio Berlusconi».