Strauss-Kahn è in «pole position» per il Fmi

La candidatura, sostenuta da Sarkozy, discussa all’Eurogruppo Almunia: «Serve una decisione rapida». Draghi conferma il «no»

da Roma

Dominique Strauss-Kahn emerge come un forte candidato europeo alla guida del Fondo monetario internazionale. Ieri, durante la cena dell’Eurogruppo a Bruxelles, il nome dell’ex ministro delle Finanze francese è stato caldeggiato dal presidente Nicolas Sarkozy, e ha trovato illustri appoggi: per il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Junker, «Strauss-Kahn ha tutte le qualità per diventare direttore generale del Fmi». Anche il ministro delle Finanze belga Didier Reynders ha definito «eccellente» la candidatura francese. La discussione formale tra i ventisette ministri finanziari europei sulla successione di Rodrigo de Rato avviene oggi in sede Ecofin, ma è difficile che la procedura si concluda immediatamente, anche se il commissario Joaquin Almunia sollecita una «decisione rapida». Emergono perplessità non tanto sul nome di Strauss-Kahn, ma sui motivi che hanno spinto Sarkozy a candidarlo con forza alla guida del Fmi. Strauss-Kahn, che ha 58 anni, potrebbe infatti diventare il candidato socialista alle presidenziali del 2012. Un avversario piuttosto forte, che Sarkozy potrebbe voler evitare spedendolo a Washington. Certo è che, nel frattempo, non sono emersi altri pretendenti europei di rilievo. Ancora ieri, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha confermato di non voler diventare il nuovo managing director del Fondo.
«L’avevo detto subito, e lo ripeto: non sono interessato al Fmi», ha puntualizzato davanti ai giornalisti. Draghi è governatore da un anno e mezzo soltanto, e ha lavorato a lungo negli anni Ottanta nell’istituzione «sorella» del Fmi, la Banca mondiale. L’Italia punta alla presidenza dell’International Monetary and Financial Committee - il braccio «politico» del Fmi - per il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Un incarico compatibile con quello di governo. Le altre candidature di cui si era parlato nei giorni scorsi, come quelle dell’ex premier svedese Goran Persson e dell’economista ed ex ministro delle Finanze polacco Leszek Balcerowicz, non hanno finora trovato sponsor consistenti, anche se il governo di Varsavia ha assicurato che sosterrà l’autore delle riforme di mercato in Polonia, Balcerowicz appunto.
Dopo il «sì» degli europei allo statunitense Robert Zoellick come nuovo presidente della Banca mondiale, l’appoggio degli Usa alla candidatura europea è assicurato. Tutto questo irrita i Paesi terzi, che avevano già protestato per la procedura «opaca e poco democratica» della nomina alla World Bank. In settimana si tiene a Washington una riunione del board of directors del Fondo, dove i Paesi emergenti metteranno nero su bianco le loro riserve.